domenica 12 luglio 2020

Recensione di: Lezioni di felicità di Ilaria Gaspari

Un’opinione comune vuole che gli antichi fossero custodi di saggezza e di tradizioni tramandate nel tempo, se fra questi grandi saggi consideriamo filosofi di un certo spessore come Pitagora, Aristotele, Epitteto, Socrate ed altri ancora, ed  applichiamo i loro insegnamenti filosofici al vivere quotidiano improvvisamente scopriremo sfaccettature della vita mai considerate finora.
Lezioni di felicità di Ilaria Gaspari racconta la storia della scrittrice che dopo una delusione amorosa, dovendo affrontare i postumi dell’abbandono, decide di rispolverare i libri di filosofia studiati durante gli anni dell’università, affrontando sei settimane della sua vita secondo gli insegnamenti della scuola di: Pitagora, Parmenide, Sesto Empirico, Epitteto, Epicuro e Socrate.
Dalla scuola di ciascuno di questi grandi saggi apprende visioni del vivere del tutto nuove, conosce e valorizza la semplicità delle piccole cose, impara a coltivare il c.d. pensiero positivo, esercita, lo scetticismo ed il cinismo, non mancano marachelle varie dovute ad alcuni precetti al quanto bizzarri, come quello di stare lontano dalle fave oppure di chiedere ad un coccodrillo di restituire un bambino caduto nel Nilo, esempi pratici di difficile configurazione alla realtà contemporanea.
Nonostante il trasloco, l’incontro con il suo ex per farsi restituire dei libri ed altre situazioni ambigue, la scrittrice al termine delle sei settimane filosofiche ne verrà fuori con uno spirito del tutto rinnovato ed una visione della vita colma di significati e di valori, appresi dai grandi saggi del passato.

Secondo il mio punto di vista:
durante la lettura ho appresso molto della vita di Socrate, Parmenide, Epicuro, Pitagora, Sesto Empirico e di altri antichi filosofi greci, in particolare sono stato rapito dal pensiero della scuola eleatica e dal paradosso di Zenone. Quest’ultimo esamina il lancio di una freccia scandendo i vari istanti in cui la freccia arriverà al bersaglio, lo stesso di può dire della gara fra Achille e la Tartaruga, dove la testuggine rappresenta i piccoli istanti da vivere con maggiore intensità, mentre la corsa di Achille rappresenta la frenesia di arrivare all'obiettivo trascurando quei piccoli istanti tanto cari alla tartaruga.
Questi  ed  altri piccoli paradossi mi hanno fatto sfogliare il libro con particolare attenzione ed entusiasmo, colmando molte delle mie lacune in merito al pensiero degli antichi filosofi greci e permettendomi di riflettere sul significato della vita.
Il linguaggio è scorrevole in parte forbito, lo stile fluido e piacevole, fra i precetti più bizzarri ad esempio c’è quello pitagorico di stare alla larga da un campo di fave oppure di non camminare sulle strade maestre, oppure non mangiare ciò che è caduto, questi ed altri vengono interpretati in chiave ironica, come tanti altre regole filosofiche.
Evidentemente la filosofia è una scuola che sicuramente legge nell'animo dell’individuo cercando di donare valori e significati per un esistenza in pace con il cosmo, tuttavia, il testo è particolarmente indicato per chi ha già una conoscenza minima dell’argomento, nonostante la sua fluidità ed ironia, appaiono delle parole in greco antico, un sacco di riferimenti ad altri filosofi, note a pie di pagine per richiamare testi antichi ed altre scuole di pensiero. Anch'io in certi momenti, ho dovuto prendere appunti e documentarmi per cogliere alcuni significati e richiami indicati da Ilaria Gaspari.

In conclusione: il libro mi è piaciuto molto, perché da una parte desideravo scoprire come la scrittrice avesse cambiato vita e si fosse ripresa dalla delusione ricevuta, dall'altra sono stato rapito dalla curiosità di conoscere le abitudini, i precetti, gli insegnamenti e le vite dei filosofi antichi.
Lezione di felicità di Ilaria Gaspari è un libro scorrevole diviso in 7 capitoli con l’introduzione di “conosci te stesso”, perciò, si presta come un piccolo manuale ricco di perle di saggezza, ma per quanto mi riguarda se il lettore non ha un minimo di conoscenza della filosofia, meglio leggere qualcos'altro.
Vi lascio con alcune curiosità e frasi estratte da questo splendido libro:

  • "E allora inizio a ragionare in modo che non è il solito, e a dirmi: e se fossimo frecce immobili? Se il puntare verso qualcosa non fosse che un puro accidente, e non una direzione che ci attira, non un luogo verso cui è giusto andare, non una meta, non un obiettivo? Se non ci fosse nessun bersaglio, nessun moto a lungo, nessun centro in cui conficcarci; se non ci fosse altro che l’immobilità sospesa degli istanti?";
  • “Anche gli scettici, dunque, speravano di impadronirsi dell’imperturbabilità dirimendo l’anomalia degli eventi sia fenomenici che mentali, ma, non essendo in grado di riuscirci, sospesero il giudizio; e a questa loro sospensione segui casualmente l’imperturbabilità, come ombra a corpo”;
  • “Mi riferisco ad Apelle, di cui la filastrocca, che lo vuole figlio d’Apollo, dice che fece una palla di pelle di pollo (e tutti pesci vennero a galla per vedere la palla di pelle di pollo fatta da Apelle figlio di Apollo).”;
  • “Ogni sapere dev'essere dunque soggettivo. Agli occhi dello scettico non c’è nulla che possa avere la pretesa di passare per vero: ogni cosa è incerta, e il saggio esercita un suo diritto (e un suo dovere) nel dubitare di tutto e nel sospendere qualsiasi tentazione di assenso alla verità delle cose”;
  • “Di tutti i beni che la saggezza ci porge, il più prezioso è l’amicizia” – Epicuro.


Dettagli sull’edizione italiana:
La copertina: Flessibile
Autore: Ilaria Gaspari
Lingua: Italiano
Data di pubbl.: 2019
Casa Editrice: Einaudi editore
Collana: Super ET Opera viva
Genere: Narrativa
Pagine: 154

sabato 11 luglio 2020

Intervista al direttore artistico del Catania Book Festival - Simone Dei Pieri

Fra tutti gli eventi rinviati alla seconda metà dell'anno c'è il Catania Book Festival, nella seguente intervista il suo direttore artistico Simone Dei Pieri, ci racconta di come è nato questo progetto, del bellissimo messaggio che vuole comunicare e di come ancora oggi manca da parte delle istituzioni il riconoscimento ad un diritto alla cultura, diritto diverso dal diritto allo studio ed esattamente come questo non accessibile a tutti.
Purtroppo durante l'intervista sono sorti dei problemi con l'audio, nonostante tutto le risposte di Simone si sentono forti e chiare, nella pagina presente vi riporto l'intervista scritta per esteso.
Altrimenti salvo le domande per l'audio, potete vederla al seguente link: Intervista a Simone dei Pieri

Da dove proviene questo tuo interesse verso il mondo dei libri?
Ho iniziato a leggere da piccolino, con i fumetti, con Topolino, poi sono passato ai più classici come l'uomo ragno, e poi da li è stato tutto un crescendo e sono passato, ai grandi classici come Harry Potter, le saghe fantasy, penso ad Eragon, la grande Licia Troisi con le cronache del mondo emerso, è quello fu il mio start, mangiavo molti piccoli brividi.
In realtà ero molto vario come genere, ma i fumetti sono stati il mio battesimo.

Può già comunicarci qualche anteprima sugli ospiti e sul calendario?
Allora, uno dei nostri ospiti sarà Costantino De Luca che è un grandissimo Blogger che ha creato "una pillola di Storia ogni Giorno", è un canale Social, con una community enorme, ed è un appassionato storico che ha creato queste pillole, di aneddoti ed eventi storici, creando ogni volta li prende dal National Geographic, da libri ad hoc,  facendo un lavoro di documentazione enorme, quando me lo ha raccontato non ci volevo credere, ci siamo conosciuti e messi in contatto, perché io amo molto la storia politica e da li lo invitato al festival, quindi dal 8 al 10 di ottobre ci sarà anche Costantino De Luca.

La fiera vuole comunicare un particolare messaggio?
Devo dire che il messaggio è cambiato, perché il messaggio che avremmo voluto era quello di "costruire sulla cultura", perché è importante più che mai capire che non è importante la cultura dei salotti, ma la cultura nel senso etimologico del termine, la parola cultura deriva da coltivare, coltivare qualsiasi cosa possa permetterci di crescere non solo come singoli ma come umanità, quindi bisogna coltivare, la lettura,  coltivare i mestieri. Questo messaggio che volevamo lanciare fino a maggio adesso è cambiato per via della pandemia, allora adesso bisogna ripartire dalla cultura, non dimentichiamoci che ci sono milioni di studenti che sono stati esclusi dalle lezioni online perché non hanno un cellulare, non hanno una buona connessione internet, non se la possono permettere, quindi quando parliamo di didattica online, non tutti se la possono permettere, quindi abbiamo pensato che fosse necessario non tanto cambiare il tema, ma cambiare il messaggio.
Quando fai un festival del libro e della cultura come il nostro, devi mantenere alta una bandiera, ovvero del rispetto e del coinvolgimento di chi non può accedere alla cultura, cosa che diamo per scontato, anche quando un libro cosa circa 10 - 15 euro, noi lo diamo per scontato, ma quanti giovani oggi non possono leggere.
Pensiamoci, sono percentuali disarmanti.
Ma noi che lo possiamo fare, abbiamo il dovere civico e storico di poterlo dare a tutti e di distribuire cultura, che ciascuno può fare quel che vuole, ma dobbiamo dare la possibilità a tutti e di cambiare.

Da quante persone si compone il Catania Book Festival e chi sono queste persone?
Lo staff del Catania Book Festival si compone di poche persone, una squadra di poco meno di dieci persone, che sono Elisabetta, Ludovica, Riccardo Di Stefano, Marco Bilone, Musarra, Paolo Barbagallo e poi ci sono i miei due soci che si occupano della parte amministrativa e legale, che sono appunto: Salvo Bruno, Daniele Ingarao, poi ci sono io che sono soltanto la punta dell'Iceberg ma poi c'è molto di più dentro questo staff e poi ci sono persone con cui ci confrontiamo quasi settimanalmente, per problemi, per idee, per proposte, per libri, per autori, ci sentiamo quasi giornalmente, quando senti dire io organizzo, preoccupati sempre, perché vuol dire che quella persone aldilà di un ego ipertrofico che io ho e rivendico orgogliosamente, è una persona matta, ma nella storia è sempre successo, perché anche i grandi generali sono passati alla storia avevano dei grandi consiglieri.
Questo perché le persone che ti stanno accanto io credo che siano fondamentali.

Con quali iniziative l’evento desidera “contaminare” gli altri e diffondere la cultura?
Noi in realtà è solo un momento di festa, è il più grande chiaramente, è un momento di festa, come quando ti vesti al meglio, ma non dimentichiamo anche, che noi lavoriamo veramente tutti i giorni dell'anno e lavoriamo anche per costruire tanti eventi, ad esempio uno su tutti si è verificato pochi giorni fa,  uno dei quali si è verificati pochi giorni fa, abbiamo donato dei libri al reparto di chirurgia pediatrica dell'ospedale Garibaldi di Catania abbiamo donato dei libri, io sono dell'idea che l'impatto sul territorio che deve avere un festival un evento, deve essere maggiore del meri evento, di quei tre giorni, dal 8 -10 ottobre e ci vediamo l'anno prossimo, perché tu devi lavorare per due tipi di festival, perché ci sono quelli che lavorano per lasciare un impronta, per creare qualcosa di bello, per lasciare qualcosa e poi ci sono quelli che lavorano per fare numero, noi cerchiamo sempre di capire il risvolto sociale, per cogliere il risvolto sociale, se non cambi il mondo è inutile.

Alla fiera ci saranno ospiti internazionali? Potrebbe anticiparci qualche nome? 
Anche qua non ti posso anticipare, ma ci sono, ti posso solamente dire che ci sono degli ospiti di rilievo di stampo nazionale che hanno dei riflessi a livello internazionale, ad esempio uno di questi è Andrea Iacomini di Unicef Italia, che ha effettuato degli interventi sul campo, donando guanti, mascherine, materiale sanitario in tantissime quantità, una persona veramente splendida.
Noi possiamo ritenerci fortunati perché ci sono persone che desiderano affiancare il loro nome al nostro.

Ho saputo che a novembre ha ricevuto l’attenzione del salone del libro di Torino, ciò vi ha incentivato per fare di meglio?
Si dici bene, nel novembre scorso eravamo nel pieno dei Catania Book Days, queste giornate che avevamo realizzato per portare i libri ad un livello più umano per avvicinare tanti autori ai libri.
Quello che è successo, insolitamente subito dopo che avevamo iniziato a lavorare, ci contattano dal salone del libro di Torino e di ci fanno i complimenti per il lavoro, è stato una cosa inaspettata.
Soprattutto da loro che sono degli esempi, sono persone che fanno questo lavoro da molto più tempo di noi, tutto ciò ci ha fatto molto piacere.
Monto spesso sono giovani oppure all'evento partecipano anche persone più anziane?
Agli eventi, di quelli che abbiamo fatto finora partecipano sia giovani che anziani, però semplificando, si devo dirti che è un problema che non sentiamo, perché alle presentazioni a settembre è stato possibile vedere, zii, nipoti, con i nonni accanto, ed è stato bellissimo vedere questo, perché mi sono reso conto del potere della lettura, perché unisce generazioni differenti, come se fosse un ponte, lo stesso libro lo legge mio nonno, lo legge mio nonno, si crea un ponte senza tempo, questo vale sia per i classici che per i libri recenti.

Lei come immagina il futuro dell’editoria italiana?
Oh Dio! Questo andrebbe chiesto ad un editore, devo dire che insolitamente io sono un poco in controtendenza, i lettori ci sono, ma bisogna rendere più facilmente l'accesso alla lettura, questo possono farlo solo gli editori, però è vero anche che per loro è un lavoro, quindi chiedere a loro di togliersi di tasca dei soldi, non è mai troppo bello. Quindi va fatta, una proposta che io auspico da tempo, ed anche complice la crisi che stiamo vivendo, per mezzo di un tavolo, con i privati, le istituzioni, con gli editori e le scuole soprattutto per cercare di trovare la quadra, ma perché la cultura, i libri, gli ebook, passa dalla volontà di coinvolgere tutti, nessuno escluso.
Pensa un attimo, se tu vai da un bambino che ha la possibilità di leggere, ma non lo ha potuto fare, bada bene, non che non ha voluto farlo, perché quello è libero arbitrio e ci sta mi sta bene, ma al quale hai tolto a priori la possibilità di leggere.
Automaticamente neghi il futuro di quel bambino, con un costo relativamente alto a livello sociale, perché quando quel bambino quando crescerà non avrà le stesse opportunità degli altri molto più ricchi di sapere e di cultura.

Tu faresti l’editore?
Si lo farei molto volentieri, non adesso, ho bisogno di studiare tantissimo perché un lavoro
delicato, magari in futuro.
Per ora sono contento di quello che faccio è lo faccio con le persone che stimo.

Un libro da leggere assolutamente e perché?
Ti consiglio, un libro di cui sono affezionato tantissimo Fact Fullness di Hans. Goslin, un libro pieno di grafici, però molto interessanti, che ci raccontano, come è cambiato il mondo in meglio, perché in realtà noi pensavamo che il mondo era pieno prima, ma in realtà non è così, allora lui lo fa con un strumento disarmante che sono i numeri, ci dice in realtà non è così per questo motivo, per questo motivo e questo motivo, ed è veramente un manuale che ogni tanto io rileggo quando sono scoraggiato, ma ti tira su con la sola brutalità che i numeri sanno fanno fare, in realtà c'è tanta strada da fare, il mondo non è ancora un paradiso, però tanto è già stato fatto.

Appuntamento dal 8 al 10 di ottobre? Dove?
Siamo a Catania dal 8 al 10 di ottobre, all'istituto Ardizzone Gioeni che è l'ex istituto d'istruzione per ciechi, veramente splendido, speriamo di accogliere tutte le persone, perché già su Facebook ci sono più di 3000 partecipanti, sai con le regole del distanziamento non la vedo facile, ma speriamo di poterlo fare, incrociamo le dita, da qua ad ottobre cresceranno.
Probabilmente metteremo lo schermo fuori, in piazza lo scherzo come fanno per le partite (ride), scherzi a parte, ci fa tanto piacere avere tanti partecipanti,

Quindi siete organizzati?
siamo a prova di bomba lo abbiamo già dimostrato in passato, la bellezza di avere uno Staff Così è proprio questa.

Simone Grazie.
Grazie a te è stato un piacere.
Vi aspetto tutti quanti a Catania dal 8 al 10 Ottobre a Catania, che dire seguiteci sui nostri social.

domenica 5 luglio 2020

Intervista a Daniela della nota libreria di Messina Bonanzinga

Nell'intervista in oggetto ho avuto il piacere e l'onore di scambiare due chiacchiere con Daniela Bonanzinga, della nota libreria di Messina, una persona ricca di storia, di cultura e che nel tempo nonostante le difficoltà non ha perso quella connessione forte con i lettori e con la tradizione dei librari trasmessa dalla sua famiglia.
Invito tutto a guardare l'intervista, poiché dura meno di un ora e da cui si evince un dialogo, scorrevole, piacevole e colmo di nozioni, di perle di saggezza, di storia della libreria e come la stessa Daniela sia cresciuta, rinata e rinnovata insieme alla sua attività.
Tradizione ed innovazione si mischiano per dare vita ad un luogo magico e senza tempo.
Buona visione.
Prima parte 1 e Seconda parte 2

domenica 28 giugno 2020

Recensione di: L’arte di Comunicare di Cicerone (Saggezze Mondadori)

L’oratore è colui il quale esprime al massimo grado le potenzialità umane, riassumendo in sé la cultura filosofica dei saggi, la capacità comunicativa e persuasiva dell’avvocato e del politico, l’onesta del cittadino perbene che vive a servizio e in difeso dello Stato. Paolo Marsich in questa mini-edizione di l’arte di Comunicare di Marco Tullio Cicerone, riporta brevemente le indicazioni fondamentali dei suoi scritti retorici ed in particolare il c.d. De oratore, nella quale convivono l’intellettuale, il politico e l’uomo di legge.
Il libro è un piccolo manuale composto da circa 90 pagine, da cui emerge l’analisi dell’arte oratoria, dividendola prima in tre macro aree: la capacità di reperire gli argomenti, organizzarli ed esprimerli in termini adeguati. Successivamente il buon Cicerone, organizza l’oratoria in cinque parti fondamentali: l’”invenzione”, la “disposizione”, l’”elocuzione”, la “memoria” e la “declamazione”, guidandoci un passo alla volta con l’antico metodo dei saggi ellenisti, verso l’incarnazione del perfetto oratore. La prima parte del manuale tende ad introdurre tale figura in termini generici, mentre la seconda parte si concentra più sulla comunicazione, la memoria, l’uso delle metafore, l’esercizio della scrittura, la retorica, finché si arriva l punto che l’oratore è una persona preparata su tutti gli argomenti di cui si è documentato prima, ma, nello stesso tempo è un ottimo ascoltatore in gradi d’incantare le folle e replicare alle divergenti opinioni. Il libro non è rivolto solamente ad avvocati e politici, poiché il perfetto oratore è colui il quale è in grado di parlare adeguatamente non soltanto in un contesto giudiziario, nei processi, o in ambito politico davanti al popolo e nelle sedi istituzionali, tuttavia, ma bisogna comunque ammettere che, in ogni caso l’oratore deve possedere ampie conoscenze culturali, tecniche e scientifiche, ed un ottima proprietà d’esposizione e di linguaggio.

Conclusioni: ricordo di aver acquistato “l’arte di comunicare” di Cicerone per la curiosità di approfondire le mie conoscenze sull'arte oratoria, il libro è un breve manuale, diviso in piccoli capitoli, si legge tutto d’un fiato, il linguaggio è particolarmente forbito per un pubblico eloquente, tuttavia mi sento di consigliarlo soprattutto al lettore interessato all'argomento.

Vi lascio con alcune curiosità e frasi estratte da questo splendido libro:
  • “Non c’è nulla di più nobile che riuscire a catturare l’attenzione delle persone con la parola”

Dettagli sull’edizione italiana:

La copertina: Flessibile
Curatore: Paolo Marsich
Titolo: L’arte di Comunicare
Autore: Marco Tullio Cicerone
Lingua: Italiano
Data di pubbl.: dicembre 2007
Casa Editrice: Mondadori
Collana: Oscar saggezze
Genere: Romanzi e Letterature » Classici greci e latini » Prosa letteraria , Lingue e Dizionari » Insegnamento e apprendimento delle lingue » Semantica, retorica, pragmatica
Pagine: 90

sabato 27 giugno 2020

Messina la provincia che non legge


Inizio a scrivere questo testo sulla base della mia personale esperienza, frutto di un’attenta riflessione e di vicende relative al mondo dei libri.
Nel 1997 quattro ragazzi hanno avuto l’inventiva di proporre il festival della lettura di Mantova, anche in Sicilia pochi anni fa un gruppo di pochi giovani, hanno proposto di lanciare il Catania Book Festival.
Proprio, ieri ho avuto l’occasione ed il piacere di scambiare due chiacchiere con il direttore artistico del festival catanese, persona particolarmente colta e piacevole, il quale mi faceva presente che per la loro iniziativa hanno ricevuto i ringraziamenti del Sindaco di Catania.
Eppure, basta volgere lo sguardo nella vicina provincia di Messina per scoprire una realtà a macchie di leopardo, i lettori e le librerie rivestono la stessa funzione dei moti carbonari al tempo del risorgimento italiano; ci sono ma è come se non ci fossero.
Dal mese scorso, dopo aver contattato i gruppi di lettura di Catania, Palermo, Agrigento, letto il loro regolamento e conosciuto alcuni dei loro fondatori, ho pensato di fondare un Gruppo di Lettura anche a Messina, partendo dal presupposto di averne cercato uno ma non di averlo trovato, così insieme ad altre tre ragazze abbiamo stampato e distribuito delle locandine nelle librerie.
 Quest’ultime hanno accolto la nostra iniziativa con grande entusiasmo, promettendoci altre forme di collaborazione per l’avvenire, al fine di diffondere la notizia, abbiamo inviato un’e-mail di presentazione anche ai centri culturali e ai giornali di stampa locale.
 Io personalmente conoscendo alcuni di tali giornalisti ho telefonato ed esposto il nostro progetto, in parte online per permettere la massima partecipazione compatibilmente con gli impegni di lavoro e con due riunioni fisiche all'anno, le risposte ricevute sono state dal silenzio totale, dal riso allo stupore, così mi sono chiesto cosa ci possa essere di tanto buffo nel nostro progetto, poiché si tratta solo di diffondere la cultura e promuovere la lettura nella provincia di Messina.
 Come sosteneva ieri Simone Dei Pieri, illustre direttore del Catania Book Festival, la radice etimologica della parola cultura deriva da coltura, quindi da coltivare, questo mi fa comprendere come nella provincia di Messina manca un’educazione alla coltura non della lettura, ma della cultura in generale.
 Quindi con il presente testo, non voglio dilungarmi sull'argomento, ma vorrei evidenziare la manca possibilità da parte dei giornali in loco di diffondere un messaggio chiaro ed incisivo: “l’importanza di leggere”, c’è anche da considerare l’assenza di un diritto alla cultura, poiché oggi non tutti in Italia hanno la possibilità di accedere liberamente alle librerie per acquistare un libro, rimangono solo le librerie comunali ma sono delle realtà non molto diffuse.
 Fatto tali premesse e dovendo tirare le somme, da una parte il progetto del Gruppo di Lettura non è stato ampliamento condiviso e compreso dalla stampa locale, salvo le librerie che vi hanno colto ampie possibilità di guadagno, dall'altra parte se già in provincia non si crea un aggregazione se pur minima di lettori figuriamoci di proporre un festival delle lettura come quello di Catania.
 Evidentemente, nella provincia di Messina, tira di più la sagra della porchetta ad Oreto anziché una pura e semplice manifestazione letteraria, ma poiché il livello culturale è dato in questa misura non lamentiamoci poi delle scelte dei nostri governanti, ricordiamoci che “un popolo ignorante è un popolo più facile da governare” (Ernesto Che Guevara).

lunedì 22 giugno 2020

Recensione di: Rosso Istanbul di Ferzan Ozpetek


Istanbul, Stamboul, Costantinopoli, Bisanzio, Dersaadet, la città dello stretto dei dardanelli, Bab-i-Ali, la porta della felicità o la porta sublime, come la chiamavano i diplomatici ottomani, oppure Fedora, come una delle città invisibili di Calvino, "la città che è quello che è, ma anche tutto quello che sarebbe potuto diventare", quest’ultimo soprannome affiora alla mente di Anna, ovvero, uno dei personaggi di Rosso Istanbul di Ferzan Ozpetek. Il romanzo racconta il viaggio a Istanbul di Anna e di Michele, una design ed un regista, tornati per far visita ai parenti, in particolare per definire le condizioni di vendita della villa di Michele, con loro ci sono anche Andrea ed Elena, amici con cui hanno condiviso esperienze ed avventure nel passato, tuttavia, quest’ultimi saranno vittime di un sinistro stradale, costringendo lei ad un ricovero in ospedale e lui in fin di vita. Da questo momento, tradimenti, amori proibiti, gelosia, rabbia e smarrimento allontaneranno Anna e Michele, mettendo in crisi il loro matrimonio, scoprendosi diversi ed iniziando un viaggio per ritrovare se stessi mentre si perdono fra le vie di Istanbul.

Secondo il mio punto di vista: il romanzo si divide in venticinque capitoli brevi, raccontando le sensazioni di lui e di lei, quindi, di Anna e di Michele, sfogliando le pagine ho avuto la sensazione di leggere in un primo momento una visione condivisa della vita di questa coppia, per poi separarsi su due binari paralleli, con la vita di lei e la vita di lui. Anna è un personaggio in cerca di attenzioni, di carezze, di sguardi, tutto questo per colmare un vuoto al cuore, infatti, nonostante Michele sia da sempre una presenza stabile nella sua vita, non sembra donargli le dovute sicurezze.
Michele è un personaggio ambiguo, per certi verso ho pensato ad una copia autobiografica di Ferzan Ozpetek, come se fosse il regista nei panni del regista del suo romanzo, ma nello stesso tempo, un personaggio angosciato, con un peso al cuore.
La narrazione è fluida ed anche i dialoghi sono strutturati in tempi bilanciati e nel contesto giusto, in particolare ho apprezzato tantissimo lo stile narrativo di Ferzan Ozpetek, poetico, incantatore e molto attento ai dettagli. Il testo è sublime, sembra di assistere alla scena di uno dei suoi film, una fila di fotogrammi scorrono nella mente del lettore, insieme a dialoghi, azioni, descrizioni dei luoghi, richiami a leggende e tradizioni passate, ed altri elementi della storia di Istanbul rendono il romanzo un’opera unica da leggere e gustare poco alla volta.
Conclusioni: Rosso Istanbul è un romanzo ricco di emozioni e di significati, per chi conosce i film di Ozpetek si renderà conto dei molteplici richiami alle singole scene dei suoi lungometraggi si pensi alla Zia Gùzin, golosa di dolci ma con il diabete mellito, un personaggio molto simile alla nonna del film Mine vaganti interpretata da Ilaria Occhini e poi gli altri riferimenti a Le fate ignoranti, la finestradi fronte, Harem Suare, Napoli velata, La Dea Fortuna.
Sicuramente per i sostenitori del regista italo-turco i libri rappresentano un approfondimento rispetto le pellicole cinematografiche, mentre per curiosi ed appassionati di lettura una gradevole sorpresa, Rosso Istanbul non è il primo e l’ultimo dei libri di Ferzan ma da leggere assolutamente.


Vi lascio con alcune curiosità e frasi estratte da questo splendido libro: 

  • "Impara dai fiori a essere paziente, ad aspettare. Perché i fiori lo sanno, che dopo un gelido inverno arriva la primavera. Bisogna solo avere pazienza, credere nelle proprie forze";
  • "Il vento ora si è fatto più forte, meglio riparare all'interno. E mentre mi alzo per farlo, quell'ombra, quella sensazione d’angoscia, mi assale di nuovo improvvisa, senza un vero perché";
  • "Lei ha sempre pensato che un tradimento, si, può capitare, ma un tradimento alla Anna Karenina, una passione che ti fa tremare i polsi, di quelle che ti fanno buttare all’aria tutta la vita, non una banale storia di scopate con l’assistente dello studio, così banale che per scoprirlo sarebbe bastato guardare dentro al cellulare";
  • "Che cos’ho imparato sull’amore? Quello che ho imparato sull’amore è che l’amore esiste. O forse, più semplicemente, quello che ho imparato e imparo sull’amore è quello che racconto nei miei film, in tutti i miei film. E cioè che non dimentichiamo mai le persone che abbiamo amato, perché rimangono sempre con noi; qualcosa le lega a noi in modo indissolubile, anche se non ci sono più";
  • "Perché è vero: l’amore non fa differenze. Io ho conosciuto moschee e ho conosciuto chiese. Ho amato uomini e amato donne. O forse ho semplicemente amato i ribelli, chi prova a camminare a testa alta";
  • "Il più bello dei mari / è quello che non navighiamo. / Il più bello dei nostri figli / non è ancora cresciuto. / I più belli dei nostri giorni / non li abbiamo ancora vissuti. / E quello che vorrei dirti di più bello / non te l’ho ancora detto";
  • "Ma lascia almeno / ch’io lastrichi di un’ultima tenerezza / il tuo passo che s’allontana” – Majakovskij;


Dettagli sull’edizione italiana:

La copertina: flessibile
Titolo: Rosso Istanbul
Autore: Ferzan Ozpetek
Lingua: Italiano
Formato: Tascabile
Collana: Oscar Bestsellers
Data di pubbl.: 2014
Casa Editrice: Mondadori
Genere: Narrativa moderna e contemporanea
Pagine: 111

sabato 20 giugno 2020

Recensione di: Nelli di Felicita Magarini

Il pregio più grande della scuola di scrittura è quello d’insegnare a scrivere una determinata tipologia di testo, allora, un libro può appartenere al genere autobiografico, storico romantico,  gotico, thriller, fantasy, distopico ed onirico, ed ovviamente anche fiabesco.
La fiaba, si caratterizza per la presenza di un personaggio buono che per mezzo di un oggetto misterioso, in un luogo indeterminato sconfigge l’antagonista, ovvero il personaggio cattivo.
Felicita Magarini, riporta alcuni elementi del genere fiabesco, in salsa moderna, in un luogo non molto lontano ma realmente esistente, chiamato Monteverde, qui risiede Nelli, una giovane donna dalle umili origini, quest’ultima si dedica alla cura della fattoria, insieme alla nonna, il padre, il fratello.
Tuttavia fra le mansioni di Nelli c’è quello di consegnare la posta, finché un giorno viene incaricata di recapitare un pacco da parte della sua vecchia maestra dell'elementari a sua "Maestà il Principe Samdy Schayre." In seguito alla sua visita quest’ultimo s’invaghirà della piccola postina ed insieme sveleranno un segreto che li lega indissolubilmente dal passato, smascherando le cattive intenzioni del direttore dell’ufficio postale. Il perché ed il come lo scoprirete solamente leggendo il libro.

Secondo il mio punto di vista: il testo è composto da 12 capitoli, l'impaginazione è gradevole, lo stile è piacevole, tranquillo, scorrevole, con le giuste pause, anche i dialoghi sono strutturati abbastanza bene, non troppo lunghi e molto intuitivi. Felicita Magarini, nel suo romanzo descrive bene l'emozioni dei suoi personaggi, la sua Nelli è una donna sensibile, ma con un disperato bisogno di vivere emozioni vere, di mettersi in gioco, di seguire il suo cuore secondo l’insegnamento della nonna Beatrice, la vita di campagna sembra non bastargli ed anche una piccola commissione per l'ufficio postale si trasforma in qualcosa d'inaspettato. Scrittrici di questa portata difficilmente saltano all'occhio in mezzo al caos libresco, eppure scovare una perla in fondo al mare può essere più facile di quanto sembra, basta seguire le giuste correnti, quindi, se tale testo è una delle principali punte di diamante dell’editore Albatros, un motivo deve pur esserci? Sicuramente Nelli è un opera in parte autobiografica, l’autrice ha fatto tesoro delle sue esperienze di vita per poi proiettarle nelle pagine del romanzo. Infatti, come ogni scrittore che si rispetti non poteva trasmettere al lettore un emozione tanto intensa se prima non l’avesse vissuta in prima persona, allora, Nelli è un libro autentico dall'emozioni vere, in grado di conquistare anche il lettore più scettico.
Conclusioni: umiltà, semplicità ed autenticità sono le parole chiave di Nelli, ma vorrei aggiungere, anche coraggio, amore e sentimento, Felicita Magarini mi ha donato tanto in poche pagine, già dalle prime righe mi ha conquistato e poi rapito, con l’evolversi inaspettato della trama, con il suo stile letterario, ma in particolare perché ha saputo emozionarmi e trasmettermi qualcosa oltre le lettere stampate sulla carta. Sicuramente le mie impressioni contano poco davanti le scelte di ogni singolo lettore, ma con franchezza se adorate le storie romantiche e misteriose ma vi alimentate d’emozioni intense e sfuggenti, Nelli non può mancare alla vostra libreria.

Vi lascio con alcune curiosità e frasi estratte da questo splendido libro:

  • “Dobbiamo cercare il tempo per fermarci, uscire dal capannone e sognare, correre e respirare, la nonna di Nelli dice che la terra è il pane, no, è molto di più.”;
  • “vola o striscia sarebbe il massimo della vita.” La sera, nelle belle stagioni, nonna Beatrice, prima di andare a dormire, amava sedersi sotto il portico e guardare i tramonti con la sua bella tazza di camomilla appoggiata sui gradini.”;
Dettagli sull’edizione italiana:

La copertina: Edizione Ebook

Titolo: Nelli
Autore: Felicita Magarini
Lingua: Italiano
Data di pubbl.: dicembre 2019
Casa Editrice: Gruppo Albatros Il Filo
Collana: Nuove voci. Strade
Genere: Narrativa
Pagine: 148 pagine
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