domenica 31 maggio 2020

Ragazza alla finestra (Dalì)

Il dipinto ritrae una giovane donna, sorella di Dalì,
Aña Maria, che nel 1925 aveva 17 anni.
Eccellente la cura per i dettagli: i drappeggi, le trasparenze, la perfetta alternanza di luci e ombre, l’armonia delle forme, la sinuosità e la sensualità della ragazza che potrebbe essere stata ritratta di spalle, per spostare l’attenzione dell’osservatore sull'interezza dell’opera e dei particolari, evitando la concentrazione esclusiva sulla bellezza del volto della stessa.
Interessante notare un particolare.  Riflesso sul vetro della finestra è possibile osservare non solo la sapiente pennellata di blu del mare, che potrebbe apparire scontata, ma si possono cogliere dettagli che stanno oltre il visibile come la presenze di alcune case.
In realtà il "Il fotografo dei sogni dipinti a mano” , è così che Dalì amava definirsi, in quest’opera incarna il significato intrinseco della sua stessa affermazione. 
E’ un dipinto che infonde tranquillità, silenzio, riflessione, ma anche un po’ di mistero e malinconia, forse, dovute anche alla celata visione del volto della fanciulla.  Questa, potrebbe essere rapita da pensieri felici e quindi sorridere serenamente ma, la sua mente, potrebbe altre sì navigare tra pensieri tristi  e le sue gote essere rigate da copiose lacrime….  Tutto rimanda  alla fantasia, all'immaginazione e allo stato d’animo di chi si sofferma ad osservarlo.
E’ possibile ammirare “Ragazza alla Finestra”, al Museo Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Madrid.


giovedì 28 maggio 2020

Recensione di: Il corpo sa tutto di Banana Yoshimoto


In una lontana estate del 2010 all'ombra di un ombrellone, sfogliavo le pagine del libro “ricordi di un vicolo cieco” (Feltrinelli, prima edizione 2004), ovvero, un insieme di brevi racconti scritti da Banana Yoshimoto, dove ci sono semplici vite con amori e dissapori che si legano, piangono e soffrono davanti a vicende inaspettate.
Ancora una volta, la scrittrice giapponese, ripete lo stesso esperimento con “il corpo sa tutto” (Feltrinelli, prima edizione 2012), il libro è composto da tredici brevi racconti, tutti caratterizzati da personaggi e da vicende differenti, tutti concentrati attorno al tema del corpo, visto come integrato alla psiche, nonché come mezzo che conduce dal dolore alla guarigione, dall'impalpabilità alla nitidezza, dalle parti al tutto, in un processo sofferto alla scoperta di se stessi.
Dolore, sofferenza, traumi psichici, conflitti drammatici, si riflettono nel corpo da un'eco che parte dall'identificazione dell’io, ciò accade maggiormente nel racconto del "pesciolino la mummia, il signor Tadokoro, l’equilibrio, il sole al tramonto", per via di: un adenoma, il primo rapporto, la scoperta inaspettata di essere in cinta, il passare dell’età con l’arrivo della pensione, la differenza d’età in amore fra uomo e donna.

Secondo il mio punto di vista: la Yoshimoto si distingue per la leggerezza, la fragilità e la semplicità dei suoi personaggi. Lo stile, scorrevole, melanconico ed il linguaggio elementare, rendono la lettura del libro particolarmente fresca e piacevole.
Fra tutti i racconti mi è piaciuto in modo particolare “la mummia” perché i coprotagonisti, sono due sconosciuti, si conoscono solamente in seguito alla notizia di un omicidio, eppure nonostante siano due sconosciuti, affidandosi alle loro percezioni sentono il bisogno di fidarsi l’uno dell’altro, senza timore.
Con questo libro, la scrittrice mostra un velo di compassione misto a tenerezza per le sofferenze ed i dolori del corpo, ma connessi al malessere dell’anima, infatti i personaggi di questi racconti mostrano di stare bene con gli altri quando ritrovano la serenità dentro se stessi.
Conclusioni: personalmente ho letto “il corpo sa tutto” in pochi giorni, non mi è pesato per nulla, oltretutto, la lettura è piacevole, di compagnia, sobria e trasparente, ogni racconto sembra lasciarti un motivo di riflessione e di arricchimento interiore.
Per i lettori di Banana Yoshimoto e non questo libro è più che consigliato. 

Vi lascio con alcune curiosità e frasi estratte da questo splendido libro:

  • A pagg. 37 e 115 la scrittrice indica due canzoni dei Simon & Garfunkel, ovvero: "Scarborouugh" e "The Sound of Silence".
    Simon & Garfunkel sono stati un popolare duo folk statunitense, costituito da Paul Simon (Newark, New Jersey, 13 ottobre 1941) e Art Garfunkel (Forest Hills, New York, 5 novembre 1941). Dopo il loro primo grande successo (The Sound of Silence, 1964) divennero fra i più famosi artisti musicali degli anni Sessanta. Alcune delle loro canzoni (The Sound of Silence, The Boxer, Mrs. Robinson, Bridge over Troubled Water) sono veri e propri classici della musica leggera. Il duo ha ricevuto innumerevoli Grammy Awards ed è citato nella Rock and Roll Hall of Fame.
    Forse la musica di questo due americano deve aver influenzato il pensiero della Yoshimoto;
  • La copertina rappresenta un immagine della Galleria d’arte di Tomio Koyama a Shibuya 150-0002 Prefettura di Tokyo, rappresentazione grafica di Yoshitomo Nara;
  • “Quando si cerca di spazzare il dolore e la tristezza, nasce una libertà che è come un piccolo premio.”;
  • “Il tempo che niente può fermare non scorre solo per piangere sulle cose perdute ma anche per ottenere un’infinità di momenti bellissimi, uno dopo l’altro”;
  • “A pensarci adesso, quella qualità era esattamente lo stesso coraggio con cui aveva affrontato la scoperta della malattia. Senza fare nulla più del necessario, e tuttavia senza fuggire, senza imbrogliare ricorrendo a dei sotterfugi. Penso che il suo carattere, includendo la sua forza e la sua debolezza, possa essere definito con un solo aggettivo: nobile”;
  • “Gentile signora,
    nella ditta di graphic dove lei lavora, tra i suoi colleghi più anziani c’è la signorina Nakamoto. Sua sorella minore è una mia amica, e parlandole per caso ho saputo di lei. Sono rimasta stupita non solo per la sua giovane età ma anche per il fatto che la sua relazione con mio marito vada avanti da tanto tempo. Adesso mi to chiedendo con tutte le mie forze che cosa dovrei fare, ma per il momento ho solo pensato di metterla a conoscenza della situazione. Se questa storia dura da tanto tempo, immagino che sarà difficile separarvi rapidamente, e anch’io avendo un buon rapporto con mio marito, in tutta franchezza non me la sento di pensare a una separazione. Sono convinta che lei sia una persona di animo gentile. Anche se non l’ho mai incontrata, ho questa sensazione. La prego, rifletta bene anche lei. Riflettiamoci tutti, magari arrabbiandoci, piangendo, pensando, ritrovando la calma, ripetendo questi passaggi se necessario per tutto il tempo che ci vorrà".
Dettagli sull'edizione italiana:
  • La copertina: flessibile
    Formato: Tascabile
    Titolo: Il corpo sa tutto
    Autore: Banana Yoshimoto
    Lingua: Italiano
    Traduttore: Giorgio Amitrano
    Data di pubbl.: 2012
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Collana: Universale Economica
    Genere: Narrativa moderna e contemporanea
    Pagine: 144


mercoledì 27 maggio 2020

La pandemia e le variabili temporali


Solitamente il tempo è qualcosa di particolarmente astratto, scorre fugace sempre in corsa, così,  mentre noi siamo presi da tantissimi impegni, in una vita frenetica non abbiamo nemmeno il tempo di guardare l’orologio.
Nonostante tutto, l’arrivo della pandemia da Covid-19 è stata capace di creare una falla nel “continuum spazio-tempo”, con effetti senza precedenti nelle nostre vita a scapito della monotonia e della routine.
La pandemia per quanto possa essere una catastrofe del tutto imprevedibile, ha creato delle illusioni temporali, proprio ieri alla televisione sentivo dei progetti saltati in aria da parte di un’adolescente, adesso dopo la maturità non potrà più liberamente partire con le amiche, esattamente come aveva programmato, progetti, sogni e prospettive future sono state messe in pausa da un evento del tutto inaspettato, lasciando spazio alla paura del virus ed all'incertezza paradossale del futuro.
Tutti noi viviamo di un equilibrio illusorio, questo lo diceva anche Aristotele, però la necessità di avere un progetto è fondamentale per dare un senso alla nostro quieto vivere, da un mio punto di vista; ho come la percezione di assistere ad un momento di forte sbandamento e d’instabilità sociale, distanze di sicurezza, diffidenza verso il prossimo, una tregua apparente in tutti contro tutti.
Allora, mentre la diffidenza serpeggia fra la gente, l’assenza di equilibrio e di uno scopo si traduce in una crisi d’identità, salvo per quei pochi soggetti che si rifugiano nelle fede, con il suo dogma eterno ed inviolabile, cristianità non passa mai di moda.


Ma in questo caos di vite smarrite, c’è chi non si è mai perso d’animo, anzi, indipendentemente dalla crisi ha continuato a lavorare, intensificando la sua attività produttiva oppure svolgendo lo stesso lavoro con ritmi più incessanti; cassieri dei supermercati, farmacisti, impiegati pubblici, forze dell’ordine fino alla categoria martire dei medici.
Ebbene, per questi soggetti il tempo non si è mai fermato, sono cambiate solamente le regole sociali, con l’introduzione del distanziamento, mascherine e disinfettante per le mani.
Infine sussiste una terza categoria di soggetti fuori dal tempo, che a differenza di quelle persone per cui la pandemia ha sospeso i loro progetti  di vita, sono quelli che per effetto del lock-down si sono ritagliati un angolino nelle piaghe del tempo, persone che all'improvviso si sono riscoperti artisti, musicisti, scrittori, creatori di mondi inesplorati del loro io e del proprio pensiero.
La quarantena forzata ha dato vita al momento più prolifero per la creatività di questi soggetti, ma dovendo storcere il naso questo dovrebbe essere l’unico effetto positivo della pandemia, se ci pensate bene, un Sepúlveda scompare ed un nuovo scrittore emerge dalle pareti casa con il suo romanzo d’esordio.


Il mondo che verrà non sarà più lo stesso di prima, poiché, dopo la piaga delle locuste in Somalia e adesso in India, dopo l’attuale pandemia globale, l’uomo se avrà imparato qualcosa cambierà il suo modus vivendi, in un ottica più responsabile oppure tornerà indietro nel tempo, come se tutto ciò non fosse mai avvenuto?
La risposta viene proprio dal passato, d’altronde, come diceva Eraclito "che tutto si muove e nulla sta fermo".

Marco Mandarano

domenica 24 maggio 2020

Il mito come strumento di conoscenza del reale

L'intelletto umano è incurabilmente astratto.
È quello puramente matematico il tipo di pensiero vincente. Eppure le sole realtà di cui facciamo esperienza sono concrete: questo dolore, questo piacere, questo cane, questo uomo. Quando concretamente amiamo l'uomo, sopportiamo il dolore, godiamo un piacere, non apprendiamo intellettualmente il Piacere, il Dolore o l'Individualità. D'altro canto, quando incominciamo a farlo, le realtà concrete decadono a meri campioni o esempi: non trattiamo più di esse, ma di ciò che esse esemplificano. È questo il nostro dilemma: o gustare senza conoscere, o conoscere senza gustare. O – per essere più rigorosi – mancare di un aspetto della conoscenza perché si è immersi nell'esperienza, o mancare di un altro perché se ne è fuori. Pensando, siamo tagliati fuori da ciò che pensiamo; gustando, toccando, volendo, amando e odiando, non comprendiamo con chiarezza. Più lucidamente pensiamo, più siamo tagliati fuori: più profondamente entriamo nella realtà, meno possiamo pensare. Nel contemplare un mito grandioso si giunge quanto più vicino possibile al fare esperienza concreta di ciò che altrimenti può essere compreso solo come astrazione. Ciò che invece fluisce in noi dal mito non è la verità ma la realtà (la verità riguarda sempre qualcosa, mentre la realtà è quel qualcosa che la verità riguarda) e dunque, sul piano dell'astrazione, ogni mito diviene padre d'innumerevoli verità. Ossia il mito è la montagna da cui sgorgano tutti i diversi fiumi che quaggiù a valle diventano verità; in hac valle abstractionis. O, se si preferisce, il mito è l'istmo che collega il mondo peninsulare del pensiero al vasto continente a cui davvero apparteniamo. Non è, come la verità, astratto; né è, come l'esperienza diretta, vincolato al particolare.

Il mito come strumento di conoscenza del reale - pensiero filosofico di Clive Staples Lewis autore delle Cronache di Narnia.

mercoledì 20 maggio 2020

Recensione di: Per dieci minuti di Chiara Gamberale

Immaginate di guardare un film con regia di Carlo Verdone, come “Sotto una buona stella”, “L’amore è eterno finché dura”, “Benedetta follia”, e di avere come personaggio principale la protagonista del libro “Perdieci minuti”di Chiara Gamberale: sul grande schermo situazioni esilaranti, risate, sentimenti genuini, humor e tanto divertimento prendono vita come per magia.Il marito di Chiara si trasferisce a Dublino per un master e conosce Siobhan, la sua traduttrice, decidendo così di non tornare in Italia per prendersi i suoi spazi e vivere i brividi di questa tresca. Nel frattempo, Chiara perde il lavoro e non scriverà più per la sua rubrica, perché il suo datore di lavoro ha scelto di sostituirla con Tania Melodia, partecipante al Grande Fratello.
In
 questo contesto dove il mondo sembra crollare addosso alla protagonista, Chiara decide di rivolgersi alla sua psicoanalista, la quale le propone di dedicare dieci minuti al giorno per fare una cosa che non ha mai fatto. Una cosa qualsiasi, basta che non l’abbia mai fatta in trentacinque anni, anzi quasi trentasei. Improvvisamente i dieci minuti di Chiara saranno il pretesto per avere più stimoli, pensare a se stessa, distrarsi dalla situazione con il marito, riflettere sul suo passato, sul rapporto con la sua famiglia a Vicarello, conoscere meglio il quartiere in cui vive a Roma, evolversi, crescere e maturare, ritrovando il suo rapporto con se stessa e con gli altri.
Secondo il mio punto di vista: il romanzo è scritto in prima persona, in parte penso sia autobiografico, ed è composto da circa 190 pagine che si dividono in 33 capitoli, in ciascuno dei quali ricorre spesso la locuzione “per dieci minuti”, proprio per evidenziare il valore che la protagonista attribuisce a quello spaccato temporale, come se fosse un rituale da rinnovare ogni giorno, ed aggiornare il suo piccolo diario personale.
Lo stile di Chiara Gamberale è leggero, fluido, divertente, riflessivo, poco descrittivo ma particolarmente concentrato sulle emozioni ed i sentimenti dei personaggi. Il lettore, curioso e allo stesso tempo divertito per le vicende della protagonista, non si rende conto del tempo che scorre arrivando all'improvviso all'ultima pagina.
Per me scoprire Chiara Gamberale è stata una gradita e piacevole sorpresa, perché reputo che scriva veramente bene e che abbia la capacità di offrire piccole perle di saggezza che fanno riflettere. Ad un certo punto ho avuto l’impressione di sentire Chiara molto più reale di quanto appaia nel romanzo, soprattutto quando si reca in libreria per scoprire le preferenze dei lettori e propone un elenco dei libri acquistati. Sotto questo aspetto, la scrittrice si è messa al posto di chi acquista il libro e questo è molto importante perché senza volerlo entra in sintonia con il lettore, anche se già ci riesce abbastanza bene con il romanzo. Inoltre il suo testo è un piccolo manuale per prendere nuove iniziative. Al suo interno,infatti, potete trovare vari suggerimenti come la ricetta dei pancake, citazioni di altri autori, una lista di titoli di libri e canzoni, rispettivamente, da leggere e ascoltare semmai non li conosciate già.
Conclusioni: il libro di Chiara Gamberale mi è piaciuto tantissimo, non è molto lungo ed è una lettura davvero piacevole, tanto che non ricordo nemmeno in quanto tempo l’abbia letto! La scrittrice ha il grande pregio di trasmettere tanto al lettore e non vi nascondo che penso proprio di essermi affezionato alla protagonista, che credo sia la scrittrice stessa. Se siete amanti delle letture ironiche alla Fabio Volo ed Enrico Brizzi questo è il libro giusto per voi.
Vi lascio con alcune frasi estratte da questo splendido libro:
  • “Ma la verità è che non si cresce insieme perché capita o per magia. Bisogna stare, anzi, molto attenti. E se uno dei due cresce anche solo di mezza consapevolezza più in fretta dell’altro, ma l’altro anziché rincorrerlo ci rimane male e corre da un’altra parte, corre a New York, poi è un disastro ritrovarsi.”
  • “Non saprei. A volte, l’impotenza di fronte a tutto quello che mi è successo mi manca. Mi manca svenirci dentro, all’impotenza. Il contatto con la mia parte più autentica a cui mi porta quello svenimento. Non è detto che si debba svenire di dolore, per entrare in contatto con se stessi. O comunque non è detto che, una volta, svenuti non ci si possa risvegliare.”
  • "Lo Specchio delle Brame ci mostra nè più nè meno quello che desideriamo più profondamente e più irresistibilmente in cuor nostro. Tu, che non hai mai conosciuto i tuoi genitori, ti vedi circondato da tutta la tua famiglia," spiega il saggio Albus Silente a Harry Potter. "E tuttavia questo specchio non ci dà nè la conoscenza nè la verità. Ci sono uomini che si sono smarriti a forza di guardarcisi, rapiti da quel che avevano visto, oppure che hanno perso il senno perché non sapevano se quel che esso mostra è reale o anche solo possibile" (Citazione a pag. 172 è tratta da: Joanne K. Rowling - Harry Potter e la pietra filosofale, Salani Milano)

La copertina: flessibile
Titolo: Per dieci minuti
Autore: Chiara Gamberale
Lingua: Italiano
Data di pubbl.: 2019
Casa Editrice: Feltrinelli
Collana: Universale Economica
Genere: Narrativa moderna e contemporanea
Pagine: 192

venerdì 15 maggio 2020

La mia intervista ad Elisa Fengari autore del libro Gli intessitori di sogno & altri racconti

 La mia intervista ad Elisa Fengari autore del libro Gli intessitori di sogno & altri racconti.

La scrittrice che stiamo per conoscere oggi è una donna molto particolare, dalla personalità unica e misteriosa, con un fascino abbastanza raro.
Elisa Fengari è nata a Torino nel 1993, è una scrittrice di romanzi di genere distopico e onirico. 
  • Nell'aprile del 2019 riceve la menzione di merito per la Silloge "Acerba"; ed il primo premio per la Fotografia "Pensieri Posati" al Concorso Internazionale Giglio Blu di Firenze;
  • Nel giugno del 2019 appare con la pubblicazione della Silloge "Amabile Onda" nell'Antologia "Poesie per Ricordare" di Aletti Editore;
  • Nel gennaio 2020 esce la seconda pubblicazione, ovvero la raccolta di racconti "GLI INTESSITORI DI SOGNI & Altri Racconti";
  • Nel aprile 2020 Elisa esordisce come vincitrice del Premio Speciale "Lerici" con l'Opera "La Venere Moderna" al Concorso Internazionale "Dal Golfo dei Poeti Shelley e Byron, alla Val di Vera 6 ed."
Andiamo a conoscerla meglio:

Elisa Fengari, scrittrice, Ghostwriter, fotografa, artista, chi sei? 
Sono tutto ciò che possa farmi esprimere. Scrivere, fotografare, creare, in realtà sono per me frutti dello stesso albero. Prima di tutto sono Elisa che ha qualcosa da raccontare.
Da dove proviene questa tua vena artistica?
È maturata fin da tenera età, ho avuto la fortuna di avere una madre che ha subito compreso la mia natura accompagnandomi a scoprirla sempre più a fondo. Ma credo che l’apice della sua maturazione sia stato nel momento in cui ho preso per la prima volta una macchina fotografica in mano. Ho sentito quella voglia incontenibile di afferrare i momenti, renderli qualcos’altro, riportarli alla sua forma originale e poi di nuovo sconvolgerli. Quello che poi ho iniziato ad aver bisogno di sperimentare anche con le parole. 
Da dove nasce l'idea di raccogliere i tuoi racconti in un libro?
Per diversi anni ho vissuto all’estero, in quel periodo scrivevo molto ma senza l’intento di voler pubblicare. Quasi per gioco partecipai ad un concorso internazionale fiorentino e vinsi due premi che mi riportarono in Italia. Quel traguardo inaspettato mi diede la spinta di chiedermi: “Perché no?”. Avevo alcuni racconti nel cassetto che avevano tra loro una sola cosa in comune: erano in assoluto i primi! Così decisi che avrei potuto farne una raccolta.
C’è qualcosa di autobiografico nel libro?
Ogni racconto prende ispirazione da un momento della mia vita. Il racconto de Gli Intessitori di sogni nacque dal domandarmi cosa fossero gli incubi, poiché i miei sonni ne son sempre stati costellati. O Un giorno su Plutone che racconta di come sia facile lasciarsi imbrigliare dal mondo virtuale e perdere il senso della realtà.
Per scrivere i tuoi racconti, ti sei ispirata a qualcosa o qualcuno?
Uno dei racconti che ho adorato scrivere, Camera numero 7, è stato ispirato da un reale caso clinico riportato da Sigmund Freud. Lo trovai estremamente affascinante nella sua particolarità. Altre volte mi è capitato di sentirmi completamente trasportata dalle scene di qualche quadro; tuttavia non prendo mai ispirazione da persone che conosco. Piuttosto mi piace cogliere qualche piccola nota nei passanti, gesti casuali, talmente spontanei che mi si imprimono in maniera naturale nella mente. 
L’insieme dei racconti presenti nel libro sono stati pubblicati precedentemente sul tuo sito personale e poi raccolti in un libro? (oppure sono un’esclusiva per chi acquista il libro).
No, questi sono del tutto esclusivi e inediti!
Quando hai scritto “Gli intessitori di sogni & altri racconti” pensavi di rivolgerti ad una determinata categoria di lettori? 
Principalmente avevo voglia di rivolgermi a coloro che sentivano di aver perso qualcosa per strada, che in un modo o nell’altro si erano posti le mie stesse domande. Sono stata molto contenta nel ricevere alcune risposte dai miei lettori cui hanno sentito di aver vagliato argomenti che l’interessavano particolarmente.
Marco: Nel tuo libro mi ha sorpreso, il modo di esprimere le sensazioni dei personaggi, personalmente sono entrato in sintonia con Osidio, i tuoi racconti possono essere il frutto della tua sensibilità e percezione del mondo?
Mi fa molto piacere sentirlo! Sì, è ciò che spero sempre che i lettori possano scorgere.

Riguardo i racconti presenti attualmente sul tuo sito elisafengari.com, ovvero: “nuda”, “somnus”, “notte”, “la ladra di libri”, “il volto”, “il patto” sono un’esclusiva per i tuoi lettori online oppure in futuro saranno raccolti in un libro?
Sono certa che in futuro diverranno parte integrante di una seconda raccolta!
I tuoi racconti sono del tipo distopico e onirico, per quale motivi hai preferito questo genere?
Sai, ho sempre adorato il modo in cui, padroneggiando un poco questi generi, si possa arrivare ad avere la percezione che l’irreale sia reale. Sono platonicamente figlia di autori come George Orwell, Ray Bradbury e Haruki Murakami, artisti che quel tocco folle riescono a plasmarlo affinché diventi assolutamente possibile e palpabile. 
In base i commenti ed i tuoi followers, tuoi lettori sono soprattutto uomini o donne?
Ho un rapporto del 40% di donne e 60% di uomini, un equilibrio che via via sta tendendo a pareggiarsi e ne sono molto felice!
Questa tua passione per la scrittura c'è sempre stata?
Alle medie la mia maestra di lettere aveva un simpatico terrore nell’affidarmi temi, li chiamava i “polpettoni” per via della loro lunghezza! Effettivamente posso dire che sì, fin da piccola amavo tanto scrivere e raccontare! 
Hai mai fatto un corso di scrittura creativa oppure è un'opera da autodidatta?
No, nasco completamente come autodidatta.
Avevi da sempre in mente questo titolo “Gli intessitori di sogni & altri racconti”?
Inizialmente avrebbe dovuto chiamarsi “Evocs”, omonimo di uno dei racconti inseriti, ma poi optai per "Gli Intessitori di Sogni" poiché lo avevo scelto come racconto di apertura in quanto trattava dell’argomento di cui desideravo il lettore s’imbattesse fin da subito.
Con questo libro c'è un messaggio che avresti voluto comunicare?
Non riesco mai a definire un solo messaggio, ve ne sono diversi e sono sempre incuriosita nel sapere quale tipo di visione ogni singolo lettore ne ha tratto. Però sì, uno ve ne è con certezza: ognuno di noi ha le capacità per rispondere a qualunque domanda. Sono insite in noi fin dall’inizio. A volte ci facciamo distrarre dalle migliaia di cose che ci circondando, ma se scorgiamo dentro di noi in profondità son tutte lì quelle risposte, che non aspettano altro che venir scoperte.  
C'è in programma un altro libro?
Sì, attualmente sto scrivendo il mio primo romanzo “Oscura”, che tratterà della vita degli Eterni tra cui l’Oscurità: eterna dea che sentirà affezione per il primo uomo nato sulla Terra, Adamo.  Ed in preparazione un secondo libro, “Iride 2084”, un romanzo distopico che racconterà la vita nel 2084, cento anni dopo il Grande fratello di George Orwell.  
In futuro pensi di proporre un tuo manoscritto ad un editor?
Sì, mi piacerebbe molto ottenere una collaborazione editoriale!
Ti è mai venuto il blocco dello scrittore?
Purtroppo sì, tutte le volte che mi ci scontro penso che non ne uscirò mai più e alla fine, incredibilmente, diventano sempre nuovi inizi da cui ripartire
Un libro o un autore da leggere assolutamente?
Ce ne sarebbero molti, ma mi sento di consigliare Ray Bradbury, qualunque suo libro è dotato di una delicatezza e allo stesso tempo di una forza incredibili, soprattutto Fahrenheit 451

Ultime domande più personali:

Nella vita privata sei fidanzata o ti frequenti con qualcuno?
Mi frequento con una persona e se son fiori…
Il tuo sogno nel cassetto?
Una casetta nel bosco, due gatti ed un cane davanti al camino

Ringrazio Elisa Fengari per la sua intervista.

martedì 12 maggio 2020

Recensione di: La Sposa giovane di Alessandro Baricco

Uno dei grandi pregi di Alessandro Baricco è di creare personaggi ambigui, curiosi e fuori dall’ordinario, già ciò appariva nella figura di Elisewin, il pittore Plasson e lo studioso dei tramonti Bartleboom, ricordate Oceano mare, ebbene la Sposa giovane narra la storia di una giovane ragazza promessa in sposa al Figlio da tre lunghi anni, tale debito d'amore risale ad uno dei suoi viaggi d’affari in Sudamerica dove risiedono le umili origini della Sposa Giovane. La protagonista del racconto attraverso un cammino d’iniziazione sarà istruita per diventare una buona moglie, ed ovviamente non solo per quanto riguarda il galateo, lo stare a tavola ma anche sul come dare e procurarsi piace in vista della prima notte di nozze. Nel frattempo la Sposa giovane continua a nascondere il suo libro preferito: Don Chisciotte della Mancia in una casa dove leggere è vietato. La storia si svolge interamente fra le mura domestiche dove la Sposa Giovane attende il ritorno del Figlio, in compagnia del Padre, la Madre, la Figlia, e lo Zio acquisito Modesto nei panni del maggiordomo, tranne qualche uscita in paese per far visita al bordello ma scoprirete voi il motivo leggendo il libro.
Non mancano i colpi di scena relativamente alle origini della Madre, esperta maìtresse con un passato da dama da compagnia, il resto è da scoprire. Ad un certo punto giunge la voce che il Figlio è scomparso dal suo ultimo viaggio d’affari e non potrà più far ritorno, la Sposa giovane presa dal panico ripercorrerà in un certo senso le orme della Madre, per poi dopo una serie di vicissitudini e situazioni erotiche in compagnia di Modesto, ritroverà il suo promesso sposo, ma lui sarà in grado di riconoscerla?

Secondo il mio punto di vista: la Sposa giovane mi ha lasciato veramente sorpreso, sono solito immaginare i personaggi di Baricco per i loro ragionamenti e la loro visione del mondo al limite della logica, ma questo testo è soprattutto erotico, non siamo al livello degli Harmony, però lo scopo d’istruire la Sposa giovane in vista della luna di miele trova una sua risposta in due motivi di fondo: 1) La Sposa giovane proviene da una famiglia molto povera, dove il padre esercitava violenze sulla madre e le sorelle, così la nonna gli ha trasmessa un immagine dell’uomo pari ad un orco, ella stessa per evitare di essere a sua volta vittima delle violenze ha trascurato il suo corpo, per apparire trasandata e più simile ad un maschio, dato ciò ha ricevuto un messaggio distorto della sessualità, pari ad un atto orrendo, quasi peccaminoso, motivo per il quale con le indicazioni della Madre e della Figlia sarà rieducata;
2) In secondo luogo il romanzo descrive la storia d’amore fra il Padre e la Madre, ma su questo non voglio soffermarmi per non rovinarvi il piacere della lettura, però la Madre essendo un abile maìtresse si sente in dovere di trasmettere tutta la sua conoscenza alla Sposa giovane, un chiaro rito d’iniziazione in vista del suo matrimonio con il Figlio.
Nell'insieme la trama è scorrevole, il linguaggio non è particolarmente forbito, anzi appare semplice di facile comprensione, ed i personaggi non sono abbastanza scontati, per la prima volta Baricco mi ha dato l’impressione di non perdersi troppo nella descrizione dei luoghi, anzi sembra dare molto spazio all'emozioni dei personaggi; elementi essenziali incastonati in un quadro ben preciso.
Conclusioni: Quando ho acquisto la Sposa giovane non avevo grandi aspettative, Baricco lo conosco da un pezzo e l’apprezzo per i suoi racconti scorrevoli e particolarmente tecnici in alcuni tratti, oltre che per i personaggi sicuramente unici. Il libro mi è piaciuto, il testo è del 2015 ma credo che l’autore nel suo modo di comporre abbia fatto passi avanti rispetto i testi precedenti, la trama mi ha coinvolto però credo che il testo sia più indicato per un pubblico adulto e femminile, magari da leggere a casa quando si è soli lontano da sguardi indiscreti.
Curiosità: la copertina è dell’artista Contemporaneo Tanino Liberatore. Per chi volesse approfondire vi lascio la sua biografia tratta da Wikipedia e pagina Facebook ai seguenti link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Tanino_Liberatore https://www.facebook.com/liberatoretanino/


Una fra le citazioni del testo che hanno attirato la mia attenzione:

  • “Ricordo che per tutto il tempo non smise mai di parlarmi del corpo degli uomini, e del loro modo primitivo di desiderare, perché mi fosse chiaro che per quanto mi risultasse adorabile quel mescolarsi dei nostri corpi simmetrici, quel che voleva regalarmi era solo una finzione che mi aiutasse al momento giusto a non perdere nulla di ciò che il corpo di un uomo poteva offrirmi. Mi insegnò che non bisogna avere paura degli odori e dei gusti – sono il sale della terra, e mi spiegò che i volti cambiano, nel sesso, cambiano i lineamenti, e questo sarebbe un peccato non capirlo, perché con un uomo dentro, muovendosi su di lui, tu puoi leggergli in faccia tutta la vita, dal bambino al vecchio morente, ed è un libro che lui in quel momento non può chiudere. Da lei ho imparato ad iniziare leccando, contro ogni galateo amoroso, perché è un gesto servile e regale, di asservimento e di possesso, vergognoso e coraggioso – E non intendo dire che tu debba leccargli subito il sesso, si raccomandava, è la pelle che devi leccare, le mani, le palpebre, la gola – non pensare che sia un’umiliazione, lo devi fare come una regina, un animale regina. Mi spiegò che non si doveva avere paura di parlare, facendo l’amore, perché la voce che abbiamo quando facciamo l’amore è ciò che di più segreto abbiamo in noi, e le parole di cui siamo capaci l’unica nudità totale, scandalosa, finale, di cui disponiamo.”