domenica 23 agosto 2020

Recensione di: la risalita di Colapesce di Giuseppe Staiti

Mistero, mito e leggenda sono gli ingredienti segreti di Giuseppe Staiti, autore del libro la risalita di Colapesce, se poi aggiungiamo anche un pizzico di originalità e mistero si ottiene il libro che ogni amante del genere fantasy vorrebbe avere fra le mani.
In un luogo  chiamato Trinakria, ed in un tempo lontano un pescatore di nome Nicola ma soprannominato da tutti Cola è tormentato da strani sogni, di cui uno legato ad un castello e ad un monarca. Il pescatore in cerca di risposte e su indicazione degli amici  Grifone e donna Mata è inviato dal saggio Orione, un anziano signore recluso da tempo. Quest’ultimo parla con la lingua dei Cantastorie ed il mistero diventa più fitto.
Cola ricorda poco del suo passato e senza saperlo si ritrova coinvolto in una guerra di secessione fra due fazioni opposte: le Mazze e la FED quest'ultima guidata dal Re Uzeta.
Al fine di liberare il regno di Trinakria e porre fine alle ostilità Cola inizia la ricerca di alcune reliquie magiche e leggendari, prima in compagnia di Tifeo un cavallo parlante e poi di una donna di nome Aretrusa che in realtà è una principessa.
La storia prosegue fra colpi di scena ed altarini che vengono svelati una pagina dopo l’altra fino alla soluzione del puzzle e del misterioso passato di Colapesce.

Secondo il mio punto di vista: Giuseppe Staiti ha il merito di aver riunito un’opera di fantasia, la cultura folklorica, i miti e le leggende popolari della sua terra natia, la Sicilia. Infatti alla fine del romanzo si trovano i riferimenti al mito di: Tifeo, Mata e Grifone, Orione, Don Arcaloro, Persefone, Liotru, Alfeo, Ibla, Dafni, Echenaide e tanti altri.
Non mancano anche i riferimenti bibliografici a culti e miti dell’antica Sicilia, a leggende ed a racconti popolari, ed anche i richiami alla storia di Colapesce.
Un libro frutto della fantasia del suo autore ma con il grande pregio di avere alle spalle un lavoro di ricerca, di documentazione, di analisi e di selezione del materiale storico e culturale, sotto questo aspetto “La risalita di Colapesce” è molto più di un semplice libro per bambini, anche se adatto ad ogni età.
Lo stile narrativo è semplice e scorrevole, anche i dialoghi sono brevi ed inseriti nel giusto contesto, la lettura cammina da sola, anche se all'inizio la storia può sembrare un poco noiosa, dopo il primo capitolo gli eventi corrono fugaci e la trama è incalzante, arricchita di elementi fantastici nuovi con il tratto caratteristico dell’avventura. Personalmente mi ha preso parecchio la parte in cui il protagonista insieme alla principessa Aretrusa cercava una spada leggendaria, in quel momento ero particolarmente curioso di come si fosse evoluta la vicenda.
Anche l’emozioni dei personaggi si evincono con un forte senso di nostalgia e di frustrazione di quel che in passato era stata la Trinakria, ricordi lontani tormentano i personaggi di Giuseppe Staiti ma che il lettore percepisce con affetto.

Giudizio finale: il punto di forza del libro “La risalita di Colapesce” non è la storia fantastica ma le parole in siciliano per non dire in dialetto, che evidenziano il richiamo alla tradizione popolare, tale elemento caratterizza il testo come un’opera unica.
Sinceramente il libro mi ha preso parecchio, il suo autore è stato in grado di sorprendermi ed intrattenermi con una storia fantastica, avventurosa, misteriosa e avvincente. 
Perciò, mi sento libero di consigliare questo libro, vi conquisterà.


Vi lascio con alcune curiosità e frasi estratte da questo splendido libro:

  • “Sembra che a questo mondo siano tutti impegnati verso solo un obiettivo: dimenticare. Quindi qualcuno, per quanto perseguitato possa essere, deve farsi carico dell’impegno di ricordare.”;

  • “Credere che i grandi eroici, gesti, possano salvare il mondo, nella loro unicità capace di fare la differenza. Ma il mondo cerca sempre di conservare la sua inerzia e non basta mai un singolo gesto, a volte neanche la somma di tutti i gesti di una vita a fargli cambiare direzione.” 

Dettagli sull’edizione italiana:
La copertina: flessibile
Lingua: Italiano
Collana: La fantasia
Data di pubbl.: 2019
Copertina: illustrazione di Fabio Franchi
Casa Editrice: La Feluca Edizioni
Genere: Narrativa Fantasy
Pagine: 157

venerdì 21 agosto 2020

Intervista alla libreria enoteca Prospero di Cinzia Orabona

 


Insieme a Cinzia Orabona, titolare dell'Enoteca Libreria Prospero ho scoperto un piccolo angolo segreto di Palermo, un luogo magico dove lettura, buon vino, musica e creatività si mescolano creando un mix originale.
Cinzia mi ha spiegato cosa rende tanto speciale la sua libreria, in laboratorio dove scrittori, lettori, musicisti ed anche curiosi e famiglie con i bambini possono riunirsi, in un clima piacevole ed accogliente.
Ho scoperto che Cinzia è una donna piena di risorse, che con amore, pazienza e passione porta avanti il suo lavoro, in particolare da lei si possono trovare i testi che vengono richiesti di più, anche se sono lontani dalle mode del momento e dalle preferenze di mercato, perché la sua libreria è fatta dalle scelte dei suoi lettori, in più ha il grande pregio di aver creato un piccolo centro culturale di vita e di aggregazione per il suo quartiere, che ovviamente "prospera" grazia alla sua attività.

martedì 18 agosto 2020

Intervista alla libreria vicolo stretto di Catania



Durante la mia intervista alla libreria Vicolo Stretto, abbiamo affrontato l'argomento del legame che sussiste fra le librerie indipendenti ed i lettori, delle varie attività e delle iniziative della libreria Vicolo Stretto.
Abbiamo parlato della storia della Libreria Legatoria Prampolini e della sua connessione con la città di Catania.
Questo ed altro nella mia intervista a Maria Carmela Sciacca titolare di una delle più importati librerie di Catania.

domenica 16 agosto 2020

Recensione di: Il mondo è un’altra cosa di Jacopo Zonca

I buoni amici di solito si aiutano nel momento del bisogno, ma soprattutto si scambiano ottimi consigli in merito alle letture, “il mondo è un’altra cosa” di Jacopo Zonca mi è stato consigliato da Giusy Laganà, collega di lettura e titolare del blog viaggi letterari.
Incantato dalla copertina con la maschera Mempò degli antichi samurai giapponesi, ho iniziato a leggerlo.
Il libro si compone di sei brevi racconti, in ciascuno di questi l’autore racconta episodi della vita di tutti giorni, con un linguaggio a tinte forti e ricco di emotività, ma soprattutto trattando dei temi ricorrenti sulle pagine di cronaca come; un incendio doloso, lo stupro, la violenza sulle donne, la tossicodipendenza, l’abbandono, la depressione e l’uso illecito di armi per attività ed associazioni sovversive ed altro ancora.
Piccoli spaccati narrativi dove ciascuno dei suoi personaggi, risentito dal suo passato cova la sua vendetta, si lascia trascinare dal rancore e desidera trovare uno scopo nella vita. Tutto ciò accade sia per un professore delle superiori provato per la morte della sua compagna, per un ragazzo che tenta vari provini cinematografici per accedere al ruolo di attore, per una donna vampiro innamorata di un uomo che in un lontano passato è stato decapitato dal padre, per un sovversivo con ideali sovranisti che desidera vendicare il figlio.
Ma Zonca è il classico scrittore che non si può raccontare per cogliere la sua visione del mondo ed il suo pensiero bisogna leggerlo.

Secondo il mio punto di vista: Jacopo per me è stata una piacevole e gradita sorpresa, i suoi racconti hanno la magia di tenermi incollato dalla prima all'ultima pagina, il suo stile è nudo, crudo, tagliente, schietto, il linguaggio semplice e scorrevole, la trama è arricchita di continuo di elementi sempre nuovi in grado di accrescere la curiosità del lettore.
Zonca è un mago incantatore in grado d’intrattenere e rapire l’attenzione di un qualsiasi lettore, il punto di forza del libro è data dall'immagine di situazioni reali, ed anche dalla complessità degli argomenti trattati.
Leggendo il libro, l’autore mi ha trasmesso chiaramente lo stato d’animo dei suoi personaggi, dall'animo combattuto e disorientato, in più ha suscitato in me forti emozioni, senza perdersi nella monotonia dei dialoghi, anzi questi sono scarni ma inseriti nel momento esatto durante la narrazione di ogni singolo racconto.

In conclusione: Jacopo è un bravo ragazzo, ma solo in apparenza perché mentalmente crea ed immagina personaggi, situazioni e mondi fuori dall'ordinario.
Tuttavia, ha il grande merito di avermi conquistato con il suo libro, in particolare ho apprezzato il continuo condire della trama con elementi sempre nuovi; ad esempio: il testo richiama il film Nosferatu, The Neon Demon di Refn e poi scrittori come Chechov, Molièer, Pinter.
In particolare, si nota anche come cambia lo stile narrativo da un racconto all'altro senza trascurare l’emotività dei personaggi, mantenendo sempre un pizzico di originalità e di senso del reale.
Tirando le somme, posso urlare al popolo dei lettori di leggere "il mondo è un’altra cosa" di Jacopo Zonca, poiché da oggi è uno dei miei libri preferiti.

Vi lascio con alcune curiosità e frasi estratte da questo splendido libro:

  • “Basta pensare troppo. Bisogna essere grati per quello che si ha. Saper pensare è come avere in mano una pistola che puoi usare per difenderti e allo stesso tempo puntarti alla tempia.”;

  • “E’ terribile sentire qualcosa dentro di te che ti vuole distruggere e doverlo affrontare da soli.”;

  • “Non è vero che se si ama veramente qualcuno lo si deve lasciare andare, perché quando si ama veramente una persona la si vuole ad ogni costo, anche rinunciando a una parte di se stessi che ritrovi solo con lei, e puoi finalmente sentirti completo, ma non è vero che l'amore è anche istinto di distruzione. Questo mai, questo non è amore.”;

  • “Ho l’onore e l’onere di essere la loro guida. Il vero Maestro non è quello che indottrina e obbliga, ma quello che eleva le coscienze di chi ha di fronte verso qualcosa di superiore”;

  • “Da quando sono uscito il mio desidero di rivoluzione non è cambiato, anzi si è fortificato, diventando più limpido e chiaro. Chi non ha uno scopo nella vita è già un prigioniero sena rendersene conto.”;

  • “Le grandi imprese non si compiono da sobri” – Hagakure, il codice dei samurai;

  • “Il talento sta nelle scelte” – Robert De Niro;

 

Dettagli sull’edizione italiana:

La copertina: Flessibile
Titolo: Il mondo è un’altra cosa
Autore: Jacopo Zonca
Lingua: Italiano
Data di pubbl.: Aprile 2020
Casa Editrice: Epika edizioni
Rilegatura: Brossura
Genere: Narrativa
Pagine: 188

giovedì 30 luglio 2020

Recensione di: Il dolce domani di Banana Yoshimoto


La sensibilità e la finezza d’animo di tale scrittrice si percepisce non solo dalle pagine del libro, ma anche dal motivo che ha determinato la stesura del testo, ovvero, come si legge dalla post prefazione, a pag.101, per via del terremoto di Fukushima dell’11 marzo 2011 e la conseguente scomparsa di molte persone, ha suscitato in Banana Yoshimoto il desiderio di poter dare il suo contributo verso tutti i sopravvissuti, ovunque essi siano. Il testo in oggetto, racconta la storia di Ishiyama Sayoko, sopravvissuta ad un sinistro stradale dove perse la vita il suo compagno Yȏichi, in seguito all’incidente, la protagonista si trova in bilico fra vita e la morte e ricorda di aver incontrato nell’aldilà il nonno ed il suo fedele cane da compagnia. Superstite dopo un bastone di ferro conficcato nello stomaco e delle vistose cicatrici alla Frankenstein sullo scalpo, Sayo-chan, dedica la sua vita alla custodia e alla salvaguardia i libri e le opere artistiche del defunto fidanzato, in compagnia dei suoceri con cui conserva un legame molto forte. Durante il romanzo Sayo-chan è alla ricerca del suo Mabui, ovvero, qualcosa che assomiglia sempre più all’anima, subito dopo il sinistro scopre di avere la capacità di vedere i fantasmi e si trasferisce in un palazzo fatiscente dove abita e conosce Ataru e la sorella Kitakaze, nonché figli della defunta Sazanka, che solo lei vede. Il romanzo prosegue fra visite di fantasmi e serate al locale di un personaggio enigmatico di Okinawa, ma che in realtà è in grado di vedere i fantasmi anche lui, il resto è tutto da leggere.

Secondo il mio punto di vista: l’intero romanzo si compone di quasi 100 pagine, devo ammettere di averla trovata una lettura piacevole e tranquilla, tuttavia ho avuto la sensazione che dopo il sinistro stradale, Sayo-chan, nonostante lei fosse turbata dalla scomparsa di Yȏichi, si scopre maggiormente viva solamente dopo l’incidente e la perdita di conoscenza fra la vita e la morte, il pregio della scrittrice nipponica è quello di evidenziare il desiderio di vita come un dono che si valorizza solo ad un passo dal punto di non ritorno, regalando tale romanzo a tutti i sopravvissuti del terremoto del 2011 che come Sayo-chan hanno vissuto un esperienza simile.
La ricerca del Mabui (dell’anima secondo le credenze di Okinawa), accompagna Sayoko fino alla fine del libro, quindi terminato il viaggio, lei ritrova la sua anima ed il desiderio e la gratitudine verso la vita.
L’autrice giapponese ha il grande dono di trasmettere serenità al lettore, quella pace dei sensi che una pagina dopo l’altra cerca e riscopre Sayoko, pertanto, la descrizione dell’emozioni e la profondità dei sentimenti, emerge in uno stile elegante, morbido e leggero.
Anche i dialoghi sono sobri e scorrevoli, brevi ed al punto giusto, mentre una caratteristica unica della Yoshimoto è la descrizione dell’ambiente circostante, richiamando la natura e le bellezze di Tokyo e Kyoto in modo semplice e dettagliato.
Sicuramente un altro messaggio che possiamo cogliere fra le righe è l’importanza di farsi ricordare dopo la morte, messaggio già richiamato in passato nei “Sepolcri” di Ugo Foscolo, ma che per la filosofia orientale evidenzia l’importanza ed il rispetto dei defunti.

Conclusioni: sul giornale La lettura del mese di giugno 2020, è stata pubblicata un’intervista a Banana Yoshimoto dove racconta di aver scritto tale romanzo dopo l’incidente di Fukushima del 2011 e parlando dell’aldiquà e dell’aldilà ammette: “in certi istanti si chiude uno squarcio sull’altro mondo. Le religioni delineano confini: ma per raccontare il mistero dell’anima è quasi più necessario un approccio scientifico”, da qui si coglie la sua visione profonda e quasi analitica del fenomeno morte, descrivendo i fantasmi come degli emissari che ci fanno compagnia per vegliare su di noi.Alla fine dell’intervista l’autrice giapponese ha dichiarato che non scriverà più libri, dedicando il suo tempo alla stesura di piccoli racconti online.
Alla luce dei fatti, “Il dolce domani” rappresenta un libro da collezione se dovesse risultare l’ultimo testo della Yoshimoto, un romanzo maturo, frutto dei testi precedenti, rappresentando l’apice della bravura letteraria di tale autrice ma nello stesso tempo espressione di un pensiero di pace spirituale cresciuto e consolidato nel tempo.Posso affermare di essere rimasto incantato e sorpreso come non mi accadeva da lungo tempo leggendo un libro della Yoshimoto, leggetelo anche voi, vi piacerà.

Vi lascio con alcune curiosità e frasi estratte da questo splendido libro: 
  •        “Datti ancora un po' da fare sulla terra. Il tuo ragazzo se l’è filata troppo in fretta e non sono riuscito a incontrarlo, pazienza. Ma tu devi tenere duro. Vivere è la cosa più importante, quindi vivi. Non pensare agli altri, ma a tuo padre e tua madre cerca di stare vicino. La pancia ti fa male, per un po' te la vedrai brutta. E non parlo di un dolore lancinante, ma piuttosto di uno stillicidio, quindi non sarà facile. Porta con te il ricordo di questo paesaggio, serbalo nel cuore. Da qualche parte, in profondità, ti aiuterà ad andare avanti.”;
  •     “Ma le opere vivevano ancora nei parchi, nelle hall degli hotel, nei giardini dei musei, e non c’era niente di effimero in tutto questo. Irradiavano i colori della vita che lui aveva conferito loro, e a furia di rincorrerle cominciavo ad avere chiaro il fine del mio lavoro. Le sue opere non erano lui. Ma lo mettevano in comunicazione con il presente, anche se era morto, ed erano dotate di vita propria. Avevo persino la sensazione che circolasse in esse un’energia pari a quella che anima gli esseri umani.”;
  •        “Non sarei fuggita, e nel momento in cui presi questa decisione capii finalmente cosa voleva dire perdere il mabui. Quella sensazione di familiarità con la morte somigliava a ciò che si prova quando, di notte in una camera d’albergo, ci ritroviamo privati del palcoscenico si cui viviamo la nostra vita.”;
  •        “Dopo l’incidente mi resi conto che sono piccoli gesti come questo a cementare le amicizie. Non è come parlare per intere notti, dormire o viaggiare insieme, si tratta di piccole premure che ci scambiamo quotidianamente e che a poco a poco diventano fortezze di fiducia.”;
  •        “L’inquietudine è una reazione tipica per quelli a cui si è aperto un buco nella pancia. Prova a leggere le opere tarde di Natsume Soseki. A prima vista sembra che l’inquietudine arrivi dall’esterno, invece arriva da dentro, dagli organi interni. Ma tra interno ed esterno in realtà non c’è alcuna differenza, siamo solo noi uomini a creare confusione. Lo capiamo soltanto quando il corpo viene meno.”;
  •        Canzone dei falò: “Camelie, lungo la strada. Falò, falò, con le foglie cadute. Ci avviciniamo? Avviciniamoci. Il vento del nord soffia woosh.”
    La seguente canzone la trovate in giapponese al su youtube: la canzone dei falò;
Dettagli sull’edizione italiana:

La copertina: flessibile
Titolo italiano: Il dolce domani
Titolo originale: Sweet hereafter
Autore: Banana Yoshimoto
Lingua: Italiano
Formato: Brossura
Collana: I narratori
Data di pubbl.: 2020
Casa Editrice: La Feltrinelli
Genere: Narrativa moderna e contemporanea
Pagine: 112

mercoledì 22 luglio 2020

Recensione di: Meraviglioso di Felicita Magarini


Difficilmente il sequel o il secondo capitolo di un film di successo, riceve da parte del pubblico le stesse aspettative del suo predecessore, Felicita Magarini, mi aveva dato appunto l'impressione di aver lasciato qualcosa in sospeso nel suo Nelli, punti chiave della storia in cerca di una spiegazione esaustiva.
Nel secondo libro, la scrittrice racconta le vicissitudini di Nelli, alle prese con i suoi sentimenti per Semdy, nel pacifico e tranquillo paese di Monteverde. Il romanzo inizia con Nelli sempre indaffarata con la fattoria, in compagnia di sua nonna Beatrice e Melody, per poi proseguire con una finestra del rapporto fra Semdy e la protagonista. Tale legame nonostante sia messo duramente alla prova, cresce e si rafforza con l'amore versi i propri cavalli, Furore e Stella, dai cui nascerà un piccolo puledro di nome Merveilleux ovvero Meraviglioso.
Il resto della storia è tutto da leggere, non mancheranno colpi di scena per una trama scorrevole ma dai risvolti imprevedibili, salvo la fine che non poteva concludersi con un matrimonio (Appena sarebbe tornato Don Dino per usare le parole della nonna Beatrice).

Il mio punto di vista: dalla stesura di Nelli, Felicita Magarini ne ha fatta di strada a cavallo o senza poco importa, ma i progressi saltano all'occhio, per via di uno stile da sempre scorrevole ma con maggiori dettagli nella descrizione dell'emozioni dei personaggi, peculiarità unica per tale scrittrice, anche le ambientazioni sono abbastanza curate. Leggendolo ho avuto la sensazione di seguire due filoni paralleli ed intrecciati fra di loro, da una parte le vicende ed i litigi fra Nelli e Semdy, dall'altra il loro rapporto verso i cavalli Stella e Furore.
Chiaramente il nome meraviglioso oltre ad essere il nome del piccolo puledro è la chiave di questo rapporto, perché "Meraviglioso" non poteva essere titolo più indicato per rappresentare metaforicamente i sentimenti di Nelli verso la vita e l'amore del suo compagno.
Il romanzo segue un filone narrativo chiaro e svela alcuni particolari anche del primo romanzo, basti pensare che la copertina con la lince del primo libro non è del tutto casuale, con un chiaro riferimento al desiderio di Nelli di aprire un centro veterinario per specie animali protette, fra cui la lince rossa.
Dal libro traspare una grande empatia, una tempesta d'emozioni frutto della vita dell'autrice di cui emergono dei riferimenti autobiografici, tutto ciò perché per descrivere uno stato d'animo bisogna viverlo prima di tutto. Altresì, l'impaginazione è lineare con piccoli spazi e soste fra i dialoghi, questo punto è stato per me particolarmente gradito perché permette al lettore di prendere fiato.

Conclusioni: Meraviglioso è un libro da leggere lentamente e con tranquillità, sicuramente per apprezzarlo è necessario sfogliare Nelli, altrimenti il lettore non coglie la connessione con il testo precedente. Nonostante mi trovo davanti un testo di circa 200 pagine, devo ammettere di non averle sentite per nulla, la vita sentimentale di Nelli ha colto in pieno il mio interesse suscitandomi grande curiosità, tirando le somme posso affermare che Felicita Magarini mi ha fatto sognare, sorpreso ed incantato e spero anche a voi.

Vi lascio con alcune curiosità e frasi estratte da questo splendido libro:

  • “Vedi, te lo dico sempre che ha preso da me, tranne il fatto che non sa cucinare, però in compenso mangia, e si ingozza come un’oca, strano che tu non te ne sia accorta.”;
  • “Quando è venuta giù la montagna pensava che avesse coperto monte Falco, la tua casa, è impazzita, è corsa via su per la montagna per venire da te! Per fortuna l’ha trovata il mio Pilip, altri trenta minuti e non c’era più, assideramento. Poi, cosa ci sta facendo passare! Piange, piange, piange sempre perché ti ama e non ti vuole perdere, aveva il terrore che tu te ne stessi andando... non ti dico...”;  
  • “Io lo so, io lo so... si chiamerà DUE ALI PER LA LIBERTÀ! 
  • “In Meraviglioso esiste un amore che non ha corpo, è l’amore del cuore, è imprendibile, persistente e spesso fa male, ma non puoi farne a meno, MERAVIGLIOSE sono le persone che rimarranno indelebili nella mia mente, persone che mi mancheranno sempre, persone che hanno avuto un ruolo fondamentale nella mia vita”

Dettagli sull’edizione italiana:


La copertina: Flessibile
Titolo: Meraviglioso
Autore: Felicita Magarini
Lingua: Italiano
Data di pubbl.: maggio 2020
Casa Editrice: Gruppo Albatros Il Filo
Collana: Nuove voci. Strade
Genere: Narrativa
Pagine: 214 pagine

domenica 19 luglio 2020

Recensione di: A ciascuno il suo di Leonardo Sciascia

Era il novembre del 1965 quando Italo Calvino scriveva a Sciascia a proposito del suo libro “A ciascuno il suo”, per congratularsi con lui per l’originalità dell’opera, trattandosi di “un giallo che giallo non è ma letto con la stessa passione con cui si leggono i gialli”, tuttavia nel caso di Sciascia appare evidente che nell'ambiente siciliano è impossibile parlare di romanzo giallo.
Il libro è un pezzo da collezione, ed inizia con il recapito di una lettera contenente una minaccia di morte al farmacista Manno, ritrovato successivamente morto nel luogo dove praticava la caccia, in compagnia del suo caro amico il dottore Roscio, immediatamente si pensa ad un delitto passionale, per via delle tresche del farmacista, ma probabilmente si tratta solo di chiacchiere da paese.
Successivamente l’abile e sveglio professore d’italiano e di latino Paolo Laurana ed amico di una delle vittime, inizia a sospettare che si tratta più di un delitto legato alla vendetta. L’investigatore partendo da alcuni indizi quali ad esempio alcuni numeri del giornale “L’Osservatore romano” di cui sono state ritagliate le lettere degli articoli per la minaccia di morte e scavando nelle vite delle vittime, scoprirà altarini mai considerati dai famigliari del farmacista e del medico, fino alla soluzione del caso.

Secondo il mio punto di vista: nel libro di Sciascia per i più arguti appare un passaggio che si scoprirà essere la chiave del giallo, così sta scritto: “Eccolo qui l’UNICUIQUE, tale e quale quello che era affiorato dal rovescio della lettera. UNICUIQUE SUUM, a ciascuno il suo. Bei caratteri di stampa, la coda della q elegantemente falcata. Poi le chiavi incrociate e il triregno e, con gli stessi caratteri, NON PRAEVALEBUNT. A ciascuno il suo: e anche al farmacista Manno e al dottor Roscio”.
Il libro è un treno in corsa che dall'inizio alla fine corre verso la soluzione del giallo, trascinando e scaraventando fra le pagine indizi che poco alla volta andranno a comporre il puzzle finale.
Lo stile è scorrevole, incalzante, piacevole, non particolarmente forbito, in alcune espressioni emerge una certa "sicilianità" che rendono l’opera speciale e da cui è possibile cogliere il contesto in cui è ambientato il romanzo.
Anche i dialoghi sono brevi con i doppi sensi, creando ancora più curiosità nel lettore, ed i capitoli (diciotto in tutto), sono della durata di circa dieci pagine ciascuno ed anche meno.
Sicuramente nei suoi testi Sciascia dimostra che l’intelligenza e una cultura superiore possono avere una visione delle cose più profonda e più vera di quella visione apparente e superficiale.
Alla pari di Pirandello e di altri scrittori siciliani non bada alle apparenze e dimostra che dietro una situazione paradossalmente divertente in realtà nasconde una risata amara ed ironica al col tempo.
Sciascia parla anche degli uomini in generale, e degli italiani in particolare, i suoi giudizi fanno sempre riflettere non necessariamente perché sono veri, ma perché sono interessanti e soprattutto virtuosi del non detto e della semplicità dei fatti.

In conclusione: Leonardo Sciascia è un classico della letteratura italiana del secondo novecento, che non può mancare alla libreria di un qualsiasi lettore, per certi versi con la sua “sicilianità” mi ha ricordato Pirandello e Camilleri.
Il testo in questione si legge in pochi giorni ed è una corsa contro il tempo, pensate dall'inizio alla fine non ricordo nemmeno il giorno in cui ho iniziato a leggerlo.
Con ciò non voglio avere la presunzione di consigliare il testo ad occhi chiusi, ma se vi piacciono i gialli ed avete apprezzato le serie televisive del commissario Montalbano, “A ciascuno il suo” di Leonardo Sciascia dovete leggerlo assolutamente.

Vi lascio con alcune curiosità e frasi estratte da questo splendido libro:
  • “L’esperienza, non c’è che dire. Tempo perso mettersi a cercare un ago in un pagliaio, quando si sa che è un ago senza cruna, che non si può infilare alla sequela delle indagini. Lui, invece, era rimasto abbagliato da quel dettaglio. Un giornale che aveva due soli abbonati in tutto il paese: un indizio preciso, che apriva la strada dritta delle indagini. E invece metteva in un vicolo cieco.”;
  • “che sedurre due o tre donne insieme è più facile che sedurne una sola”.

Lungometraggio tratto dal libro:

Dettagli sull’edizione italiana:

La copertina: Flessibile
Autore: Leonardo Sciascia
Lingua: Italiano
Data di pubbl.: edizione 2016
Casa Editrice: Adelphi edizioni
Collana: Gli Adelphi
Genere: Romanzo Giallo
Pagine: 152