mercoledì 15 settembre 2021

Recensione di: A grandezza naturale di Erri De Luca

Letteratura ed arte si mischiano e si compensano in ogni tempo, nel pensiero di autori e pittori famosi. 
Erri De Luca propone un testo costituito da brevi racconti, in cui sono presenti anche raffigurazioni di opere d’arte celebri come ad esempio “Il padre” di Marc Chagall ed ancora “Il sacrificio di Isacco” di Caravaggio del 1598, collegate al tema del rapporto fra genitori e figli, fra generazioni a confronto all’interno di un panorama che “a grandezza naturale” ci riporta sempre alle stesse dinamiche umane nei rapporti col genitore. 
Il primo racconto equipara il rapporto fra Chagall ed il padre Zakhàr a quello fra Abramo ed Isacco, generazioni a confronto si legano da sentimenti comuni, ascendenti e discendenti con lo stesso sangue. L’obbedienza al precetto di Dio, relativamente al sacrificio di Isacco, ed il trasporto verso l’arte e le tendenze del tempo a Parigi nei primi del Novecento, sono due fra i temi centrali. 
I capitoli successivi ci raccontano storie di genitori e figli diventati estranei nel corso del tempo, ma che cercano di ricostruire il loro rapporto sulle macerie di silenzi e profondi vuoti affettivi.
L’autore descrive altresì, lo stato in cui versano di alcuni figli senza genitori, orfani di un mondo figlio del secondo dopo guerra in una Napoli degradata, povera e spoglia.

Secondo il mio punto di vista: il tema centrale del testo sono i legami affettivi, ma i racconti sono inseriti in un contesto dove le singole storie appaiono sconnesse; i sentimenti di odio e rancore, rimpianto e compassione fra padri e figli costituiscono l’unico filo conduttore di tutto il testo. Tuttavia, la mia impressione è stata quella di aver letto un manoscritto nato come un esperimento letterario, come si evince, ad esempio, nel capitolo terzo in cui lo stesso autore ammette di scrivere queste pagine dopo averle riprese dai suoi stralci di un copione teatrale.
Il capitolo in questione si intitola “il torto del soldato” e racconta il rapporto fra un ricercato di guerra dell’esercito nazista dopo anni di fuga e false identità, che ritorna dalla figlia in Austria per ricostruire un rapporto di paternità dopo anni di assenza.
L’autore ha una dialettica fine e precisa ed utilizza ogni vocabolo al momento giusto, tutte le parole sebbene apparentemente naturali occupano il posto che gli spetta di diritto, ciò rende la lettura molto gradevole, condita da un velo di nostalgia. Il romanzo è scorrevole ma profondo e riflessivo, anche se in alcuni tratti mi è parso di “rileggere sempre lo stesso argomento in chiave diversa”, i personaggi sono costruiti abbastanza bene, ho colto subito il carattere fermo, deciso ma provato dalla vita di alcuni di loro, ma non sono riuscito ad affezionarmi a loro, forse perché nello stile e nella struttura narrativa di Erri De Luca, ho avuto la percezione di sentire un certo distacco fra l’autore ed il lettore, motivo per cui non ho percepito un forte trasporto nella lettura

Conclusioni:
fra le mani non posso dire di avere il libro più bello di Erri De Luca, posso ammettere di trovarmi d’avanti ad un autore eccellente, ottimo uso delle metafore, frasi ad effetto al momento giusto, un linguaggio forbito ed una lettura non particolarmente impegnativa.
Tuttavia, per una questione di preferenze del tutto personali, Erri non rientra fra i miei autori preferiti, pur riconoscendone il valore. Si pensi ad esempio al libro: “la doppia vita dei numeri”, un altro libro di tale autore che merita di essere letto.
Nel caso in fosse interessati alle storie il cui tema centrale è la riflessione sul rapporto con il genitore, questo è il libro che fa per voi.

Vi lascio con alcune frasi e curiosità tratte dal libro:

  • “Non esiste legittima difesa contro il padre, non esiste diritto di rivolta? Ho scritto proprio io questa frase a smentita di me stesso, dei coetanei di una generazione che insorse contro i padri.”;

  • “Da te, dovevo dirgli, da te ho preso e lasciato, restando figlio tuo, cranio da cranio, libri, vino e montagne. Non mi è uscito. Scriverlo adesso a vita sua dispersa è tacere più profondamente”;

  • “I figli non portano la colpa di chi li ha messi al mondo, la responsabilità dei crimini, per antica legge, resta individuale.”

  • “Ci vogliono mille voci per raccontare una storia” secondo un detto dei pellerosssa americani;

  • Nel testo sono menzionati artisti come: Rudolf Wacker, Georg Grosz; DiegoVelazquez; 


Dettagli sull’edizione italiana:

La copertina: flessibile
Titolo: A grandezza naturale
Autore: Erri De Luca
Lingua: Italiano
Formato: Brossura
Collana: I narratori
Casa Editrice: Feltrinelli
Data di pubbl.: 2021
Genere: Narrativa moderna e contemporanea
Pagine: 128

mercoledì 1 settembre 2021

La pausa di un terzo tempo

Sono trascorsi mesi, nel frattempo il mondo dei libri con i suoi scrittori, editori e lettori non si è fermato, anch’io non ho avuto un attimo per fare un respiro profondo e riempire i miei polmoni di vita, tutto questo perché mentre il tempo scorre, la vita continua, nel mentre sono stato impegnato a vivere il mio “terzo tempo”, perché nella vita possiamo scandire la nostra crescita in quattro momenti, in quello in cui si è bimbi, si è più ragazzi e adesso  si è uomini e donne, con i pensieri da marito, padre ed ovviamente anche figlio. La vita è veramente buffa, nel tempo incarniamo tutti i ruoli in un continuo alternarsi ed in questi momenti si coglie il valore di una certa paternale che finché non si diventa padre non si può capire.
Durante il mio “terzo tempo”, sono accadute molte cose ma non è questa la sede in cui parlarne, Libri per Noi rimane sempre un luogo dedicato al mondo dei libri, delle interviste, delle letture consigliate e delle recensioni, poiché non ho mai smesso di leggere, vi anticipo la mia prossima recensione, il libro di Paola Tafuro, dal titolo “Una stella a mezzanotte”, autrice che ringrazio e riconosco un grande valore al suo testo.

Buona lettura

domenica 29 agosto 2021

Recensione di una stella a mezzanotte di Paola Tafuro

Non avevo mai letto nulla sul tema trattato da questo libro. Quel poco di cultura ed informazioni in mio possesso erano il frutto di seminari di diritto, seguiti al solo fine di acquisire crediti formativi per la professione forense. Poche testimonianze, tanta burocrazia e tecnicismi processuali, in una sola parola: noia. Solo adesso, leggendo “una stella a mezzanotte”, mi sono reso conto di quanto la questione sia realmente scabrosa e triste.
Paola Tafuro nel suo libro racconta la storia di Vichy Fiesole, una donna, bella, intelligente e tanto sensibile, che finisce nella trappola di un amore malsano.
Una relazione iniziata a Londra, con la conoscenza di un giovane imprenditore salentino di nome Marco, con cui si sposa e decide di andare a vivere a Lecce. La relazione procede a gonfie vele, finché lui non inizia una relazione clandestina con una collega di lavoro, Camilla, perpetrando un lungo tradimento, fatto di “viaggi di lavoro” e messaggi per adulti in chat.
Nonostante sia stato colto con le mani nel sacco, Marco ribalta la situazione, denigrando e colpevolizzando la propria compagna, esercitando su di lei una pesante e asfissiante forma di violenza, psicologica prima, e fisica in seguito.
La protagonista della nostra storia riuscirà a salvarsi grazie all’aiuto di un altro libro, “l’albergo delle donne tristi”, scritto e consigliato dall’amica Maria Forbici (Alias Marcella Serrano, Feltrinelli editore). Vichy avrà l’occasione di conoscere l’autrice e condividere le proprie sventure e sofferenze in tema di violenza sulle donne, fino al punto di voler realizzare un progetto in comune per aiutare tutte le persone che si trovano nella stessa situazione.

Secondo il mio punto di vista: Il libro è una perla da collezionare, una chicca da libreria dallo stile scorrevole e descrittivo, in alcuni frammenti si nota uno stampo prettamente giornalistico, per via dei fatti di cronaca narrati; tuttavia l’autrice lascia poco spazio al dialogo, preferendo trasmette chiaramente il messaggio sotteso della sofferenza e della violenza verso il gentil sesso.
La trama cammina da se, senza lasciare nulla in sospeso, il lettore è spinto dalla curiosità di sapere se la protagonista riuscirà a scoprire la tresca del compagno e poi a fuggire lontano da lui. Mentre accade tutto ciò, si può assistere silenziosamente ad una sorta di cambiamento interiore e di crescita di Vichy, prima per l’offesa subita che la fa maturare, ma soprattutto una volta deciso di scegliere la strada del perdono nei confronti del suo carnefice.
In particolare il testo ha evidenziato la violenza che silenziosamente provano le donne a causa dei loro compagni affetti da HIV, che le lasciano all’oscuro, infettandole di proposito, recando loro una sofferenza silenziosa, sebbene dicano di amarle così tanto profondamente. Si tratta di una violenza tacita e subdola che io non avevo mai considerato.
Alla fine del libro si evincono una serie di riferimenti alla bibliografia e sitografia, come dimostrazione del lavoro di ricerca e di cura svolto dall’autrice per la redazione del lavoro.
Da questa ricerca è nato un bellissimo testo ed io ne riconosco il valore ed il significato..

Conclusioni: La canzone di Luciano Ligabue recitava: “Le donne lo sanno che niente è perduto, che il cielo è leggero però non è vuoto, le donne lo sanno, le donne l'han sempre saputo”... infatti in quel cielo, anche di notte, c’è sempre “una stella a mezzanotte”, una speranza per tutte le donne che subiscono violenza sotto varie forme, al fine di uscire allo scoperto e denunciare i loro persecutori.
Consiglio questo libro a chi voglia approfondire questo tema e soprattutto a chi voglia entrare nel cuore e nella testa di una donna che vive tale profondo dissidio..

Vi lascio con alcune curiosità e frasi tratte dal libro:

  • “Se potessi darti una cosa nella vita, mi piacerebbe darti la capacità di vedere te stesso attraverso i miei occhi. Solo allora ti renderesti conto di quanto sei speciale per me.” -  Frida Kahlo;

  • “Se qualcuno ti tradisce una volta è un suo errore; se qualcuno ti tradisce due volte è un tuo errore.”  Eleanor Roosvelt;

  • “Ogni volta l’amore ci salva dalla ferita del mondo” – Massimo Recalcati; 

  • “Si dice che i genitori non debbano essere considerati degli amici, i genitori dovrebbero istruire, educare al rispetto, erudire e insegnare regole di comportamento. Ci vuole assertività e autorevolezza e non autoritarismo. Il mestiere del genitore è il più faticoso del mondo, lo impari quotidianamente da solo, nessuno può insegnarti nulla da solo.”


Dettagli sull’edizione italiana:

La copertina: flessibile;
Titolo: Una stella a mezzanotte
Autore: Paola Tafuro
Formato: Brossura
Casa editrice: Pav edizioni
Collana: Woman obsession
Data pubblicazione: 27 ottobre 2020
Pagine: 136


sabato 27 marzo 2021

Pausa di riflessione: il tempo scorre

Era il 27 marzo del 2020, quando in pieno lockdown nazionale, avevo deciso da tempo di portare avanti la mia idea del blog letterario di Libri per Noi, da quel giorno la mia vita è cambiata come quando si volta pagina e si legge l'inizio di un nuovo capitolo.
La passione per i libri non è mai venuta meno, nonostante il lavoro e le corse per terminare il libro del mese del gruppo di lettura, mi sono promesso di scrivere una recensione al mese, l'unica differenza è data dalle interviste e la partecipazione alle fiere, poiché non ho ancora avuto tempo di programmare nessuna delle due.
In compenso il tempo vola, nella vita si cresce per renderci conto delle persone e delle cose veramente importanti per noi, ed i libri sono compagni inanimati di questo cammino, ma che per una ragione o per un'altra arrivano sempre al momento giusto.
Ad oggi con "il giro del mondo in 80 giorni" di Jules Verne, desidero augurare buona vita e mille libri a tutti quanti voi.
Buona lettura amici miei.

mercoledì 17 marzo 2021

Recensione di: il visconte dimezzato di Italo Calvino

Per gli amanti del genere "tutto a metà" si ricorderanno di Harvey Dent, uno dei personaggi più ambigui del film il cavaliere oscuro di Christopher Nolan, ruolo interpretato da Aaron Eckhart...
Come l'uomo a due facce del film Batman anche "il visconte dimezzato" scopre di essere diviso a metà non solo esteriormente ma anche nell'animo.
La metà è l'inizio di un cammino, la riscoperta di una propria identità malvagia.
Mentre tutti gli uomini cercano di completare il proprio essere cercando la loro metà spirituale, d'amore, intellettuale, nel libro scritto da Italo Calvino, il visconte Medardo di Terralba manifesta la malvagità legata alla sua unica e sola parte integra, subito dopo il suo ritorno in terra natia con metà del suo corpo. 
L'unica metà sopravvissuta subito dopo una cannonata inferta al visconte alla guida dell'esercito cristiano in uno scontro con i soldati turchi.
Pertanto, l'unica parte integra del Visconte è quella cattiva, Medardo dopo la morte del padre ed ereditato tutte le ricchezze, inizia a mutilare, distruggere, dimezzare tutti i fiori, animali e persone che incontra sul suo cammino.
In un contesto storico caratterizzato dalla guerra, dalle malattie, dalla fame e dalla carestia, Italo Calvino trascina il lettore con umiltà e semplicità verso i valori semplici della vita, in una guerra fra bene e male.
Scontro interiore che il Visconte dopo le sue malefatte dovrà affrontare.

Secondo il mio punto di vista: il visconte dimezzato è un classico della letteratura italiana insieme a "Il barone rampante”, “Il cavaliere inesistente”, “I nostri antenati” e altri ancora, come sottolineato dalla prefazione del libro.
Nel personaggio di Medardo di Terralba, Calvino desiderava creare un personaggio diviso a metà non solo esteriormente ma anche interiormente ed in lotta con se stesso, dove frammenti di un anima divisa dalle sciagure della guerra doveva esprimere con cattiveria e malvagità il torto subito durante la guerra.
In realtà lo stesso testo nasconde una grande morale, questa prende forma nel momento in cui il visconte inizia a rendersi conto di provare "amore verso Pamela" la bella e paffuta pastorella di una famiglia molto povera, da allora in visconte inizierà inconsapevolmente un cammino verso la penitenza e ravvedimento della sua anima.
Il testo non è per i deboli di cuore, per via del suo linguaggio nudo e crudo, soprattutto nei dettagli descritti nel primo capitolo, i dialoghi sono scorrevoli e d'impatto, l'ambientazione rispecchia il periodo storico, senza escludere i dettagli della tradizione e delle credenze dell'epoca.
La trama corre veloce senza annoiare il lettore, poiché quest'ultimo è curioso di scoprire se il visconte riuscirà nel suo intento di conquistare il cuore di Pamela. In particolare la narrazione ha la voce del giovane nipote di Medardo, quasi fosse il testimone delle vicende dello zio.

Conclusioni: tutti dovrebbero leggere questo libro, prima di tutto per la profonda morale in esso descritta, ovvero che la metà crea l'intero, Medardo rappresenta ogni uomo in lotta con le sue fragilità, le sue paure e la sua rabbia verso il mondo, ma anche l'amore e la riconoscenza verso la vita.
Questo testo è studiato alle medie e alle superiori: evidentemente Calvino è un punto di riferimento non solo per la letteratura italiana, ma nello stesso tempo oggetto di studio per le giovani e future generazioni.
Da queste premesse reputo Calvino un grande ed ingegnoso autore, forse non potrà piacere a tutti, ma sicuramente questo libro come molti altri suoi testi non può mancare nella vostra libreria.

Vi lascio con alcune frasi tratte dal libro:

  • "O Pamela, questo è il bene dell’esser dimezzato: il capire d’ogni persona e cosa al mondo la pena che ognuno e ognuna ha per la propria incompletezza. Io ero intero e non capivo, mi muovevo sordo e incomunicabile tra i dolori e le ferite seminati dovunque, là dove meno da intero uno osa credere. Non io solo, Pamela, sono un essere spaccato e divento, ma tu pure e tutti. Ecco ora io ho una fraternità che prima, da intero, non conoscevo: quella con tutte le mutilazioni e le mancanze del mondo. Se verrai con me, Pamela, imparerai a soffrire dei mali di ciascuno e a curare i tuoi curando i loro.";

  • "Così passavano i giorni a Terralba, e i nostri sentimenti si facevano incolori e ottusi, poiché ci sentivamo come perduti tra malvagità e virtù ugualmente disumane.;

  • Ero intero e tutte le cose erano per me naturali e confuse, stupide come l'aria; credevo di veder tutto e non era che la scorza";

  • "Cos’ mio zio Medardo ritornò uomo intero, né cattivo né buono, un miscuglio di cattiveria e bontà, cioè apparentemente non dissimile da quello ch’era prima di esser diventato. Ma aveva l’esperienza dell’una e dell’altra metà rifuse insieme, perciò doveva essere ben saggio. Ebbe vita felice, molti figli e un giusto governo";
Dettagli sull'edizione italiana:

La copertina: flessibile;
Formato: Brossura;
Titolo: Il visconte dimezzato;
Autore: Italo Calvino;
Collana: Narrativa;
Casa editrice: Oscar Mondadori;
Data di pubbl.: ristampa del 2007
Genere: Narrativa;
Pagine: 133

mercoledì 24 febbraio 2021

Recensione di: La bella e la Bestia di Gabrielle-Suzanna Barbot de Villenueve

Leggere il libro la Bella e la Bestia di Gabrielle-Suzanna Barbot de Villenueve, ha suscita in me grandi emozioni, gioia e suspense, curiosità e interesse, perché bisogna ammetterlo anche se passa il tempo, ci sono libri che rimangono attuali per ogni generazione, esprimendo buoni valori e sentimenti senza tempo.
Il libro in questione racconta la favola della Bella figlia di un mercante caduto in povertà e disgrazia che insieme alle sue figlie si traferisce a vivere in campagna. Un giorno durante un viaggio si perse nella foresta al freddo e al gelo, ma durante la via del ritorno trovò ristoro presso un magico castello.
Questa imponente dimora era abitata da una Bestia, che cogliendo il mercante nel gesto sfrontato di cogliere una rosa senza il suo permesso lo minaccio di consegnargli una delle sue figlie, altrimenti gli sarebbe costata la vita.
Il mercante mantenne la sua promessa, con l'arrivo al castello di sua figlia Bella, quest'ultima inizio a trascorrere il tempo fra piccoli incontri con la Bestia ed il sogno di un bellissimo principe, destando in lei paura e conforto. Così, mentre la Bella occupava il suo tempo alla scoperta delle magnificenze e ricchezze del palazzo, andava scoprendo anche la dolcezza e la bontà d'animo dietro l'orribile volto della Bestia, fino al punto d'innamorarsene e rompere la maledizione che aveva tramutato il giovane principe in quell'essere orribile e malfatto.

Secondo il mio punto di vista: la trama del libro appare scorrevole e ricca di colpi di scena, gli eventi s'incastrano con naturalezza, i dialoghi sono brevi ed inseriti al momento opportuno, anche la descrizione del palazzo e dei luoghi è molto dettagliata, i sentimenti della Bella e la Bestia sono i veri protagonisti della fiaba.
Tuttavia, il lessico del libro è arcaico, ciò salta all'occhio per la lettura di parole antiche e non più in uso, anche molte espressioni sono assai vetuste, per via di ciò tale fiaba può apparire da un lato senza tempo e antiquata dall'altro. Nonostante tutto, i sentimenti dei personaggi trascendono il tempo, poiché la bravura della Barbot de Villenueve è stata quella di non lasciare nulla al caso, svelando tutti i misfatti della maledizione della Bestia ed esaltando il coraggio della Bella.
Per i più curiosi appare evidente la connessione della fiaba nel contesto in cui visse l'autrice, soprattutto ciò emerge dalle usanze del 18° secolo, come quella di chiedere la mano e la presenza della dote in capo alla sposa, tutto ciò contribuisce a rendere il libro ancora più originale e per nulla scontato, permettendo al lettore di conoscere usanze e costumi di un'epoca lontana.
Non si possono trascurare alcune divergenze con l'opera riadattata successivamente da Jeanne-Marie Leprince de Beaumont, rispetto al testo originale di Gabrielle-Suzanna Barbot de Villenueve. Infatti la casa cinematografica d'animazione della Walt Disney preferì rielaborare la fiaba della Bella e la Bestia sull'opera più moderna e sintetica per certi versi di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont rispetto alla Barbot de Villenueve.
Per certi aspetti, la fiaba della Bella e la Bestia è stata presentata in salse diverse nel corso dei secoli, fra opere teatrali e cinematografiche, ma nella sostanza l'amore fra i due protagonisti e lo scioglimento della maledizione rimane sempre la stessa.

Conclusioni: La fiaba della Bella e la Bestia è un'opera senza tempo, che si presta ad ogni generazione per via dei buoni sentimenti dei valori offerti al lettore, ovvero, la bontà d'animo, l'amore e la vittoria del bene sul male sono principi da cogliere con semplicità.
Gabrielle-Suzanna Barbot de Villenueve ha scritto una fiaba che ancora oggi viene letta e raccontata alle generazioni future, avendo il pregio di aver scritto un testo piacevole, per tutte le fasce d'età, bambini e adulti.
Per quanto mi riguarda salvo la difficoltà del lessico poiché arcaico ed antiquato, il libro della casa editrice Ippocampo insieme alle illustrazioni dello studio MinaLima mi ha regalo momenti di piacevole spensieratezza e tranquillità, per questo mi sento di consigliare questo libro liberamente.

Vi lascio con alcune curiosità e frasi tratte dal libro:  

  • "Principe, non posso nascondervi i sentimenti che ho per voi; ne è prova la stessa rottura del vostro incantesimo, e invano cercherei di mascherarlo. Vi dichiaro, senza arrossire, che vi amo più di me stessa. Perché dovrei dissimularlo? Si devono nascondere solo i sentimenti malvagi. I miei sentimenti sono pieni di innocenza...";

  • "tutti coloro che respiravano, nel castello. divennero immobili, e furono tramutati in statue.";

  • "Che avete, mia cara Bella, che vi possa così dispiacere, e che sia in grado di turbare la vostra tranquillità? In nome dell'amore che porto per voi, vogliate spiegarvi.

  • Adattamenti cinematografici:
    La Bella e la Bestia film d'animazione del 1991
    La Bella e la Bestia film del 2014
    La Bella e la Bestia film del 2017
Dettagli sull'edizione italiana:

La copertina: rigida;
Titolo: La Bella e la Bestia
Autore: Gabrielle-Suzanna Barbot de Villenueve 
Illustratore: MinaLima
Editore : L’Ippocampo edizioni
Data pubblicazione: 7 maggio 2020
Genere: Classici per ragazzi
Traduttore: Adelina Galeotti
Pagine: 208


domenica 24 gennaio 2021

Recensione di: l'assassinio di Roger Ackroyd di Agatha Christie

Il giallo è un racconto con una struttura lineare e con un  percorso preciso, ogni elemento non è del tutto casuale e dev'essere inserito in una ragnatela armonica e costruita al fine di assumere un significato unitario al termine del racconto, ovvero nel momento in cui vengono svelati gli altarini ed i colpevoli del delitto escono allo scoperto.
Agatha Christie nel suo libro "l'assassinio di Roger Ackroyd" racconta l'indagine svolta dall'ispettore belga, ormai in pensione, Hercule Poirot, in merito all'omicidio del signor Ackroyd, delitto stranamente collegato con la morte immediatamente precedente della Signora Fisher.
L'accaduto desta lo stupore degli abitanti di King’s Abbot, un tipico paesino della campagna inglese.
Il racconto inizia con la voce narrante del dottor Sheppard, che insieme a Flora Ackroyd, Hector Blunt, Ralph Paton, Geoffrey Raymond, Ursula Paton, John Parker ed Elizabeth Russell, sono le ultime persone ad aver incontrato la vittima.
Con il supporto della polizia inglese, l'ispettore Poirot, attraverso un insieme d'indizi casuali e apparentemente contraddittori, varie testimonianze e soprattutto con rigoroso metodo, riuscirà a guidare il lettore a scoprire ogni azione compiuta dall’assassino, dalla dinamica del delitto fino al movente che lo ha spinto a compiere quel gesto.

Secondo il mio punto di vista: il giallo della Christie è architettato con mille intrighi ed ogni personaggio avrebbe un valido movente per uccidere il signor Ackroyd. La scrittrice ha il pregio d'insinuare il dubbio nel lettore e nulla viene lasciato al caso. Ogni indizio e ritrovamento creano sospetto e supposizioni varie ed, in tale contesto, Poirot assume il ruolo di guida di questo "treno in corsa verso la verità", mediante le sue armi: il metodo e l'intuito.
Tuttavia, bisogna considerare i pettegolezzi e lo scalpore che caratterizzano gli abitanti del villaggio di King's Abbot. Il testo fa emergere il delitto come forma di repulsione o di conseguenza sociale, poiché la ricerca della verità e la scoperta del movente del delitto dimostrano le ipocrisie e gli errori della società, che risulta complice e causa indiretta delle azioni dell’assassino, in quanto probabilmente ha imparato che la vendetta personale è l'ultima opportunità di farsi giustizia.
Avendo letto anche "Riccardino" di Andrea Camilleri e "La pista di ghiaccio" di Roberto Bolaño, saltano all'occhio le differenze nel modus operandi fra le indagini dei vari ispettori e commissari. Ogni scrittore ha il suo stile letterario, ciascuno descrive ed organizza la trama del giallo a modo suo. Solitamente Agatha Christie confonde il lettore, aggiunge indizi, testimonianze, supposizioni ed infine il buon Hercule Poirot, riunisce i vari indiziati in un unico luogo per ricostruire la storia e smascherare il colpevole.
Lo stile narrativo è semplice e scorrevole, salvo qualche parola in francese, i dialoghi sono strutturati in modo lineare, l'ambientazione è fedele alla struttura del giallo e l'azione si svolge prettamente nell'abitazione del signor Ackroyd.
Sicuramente un personaggio determinante e valido aiuto del protagonista nella storia è il dottor Sheppard senza il quale le indagini non avrebbero avuto lo stesso corso.
Rispetto "all'assassinio sull'oriente express" e "dieci piccoli indiani" la trama appare più scontata del previsto, dunque, fin dall'inizio un sentore mi aveva indirizzato sul colpevole fino alla soluzione del piccolo ometto belga.

Conclusioni: L''assassinio di Roger Ackroyd mi ha coinvolto tantissimo, permettendomi di confrontarmi con uno stile del giallo diverso rispetto ad altri, per tale motivo mi sento di consigliarlo.
Chiaramente, la Christie ha il suo stile inconfondibile nel descrivere il racconto, un suo marchio di fabbrica nella descrizione del racconto che prende vita con Hercule Poirot, ispettore brevettato da molti lettori. Pertanto, se vi sono piaciuti i libri della stessa scrittrice e siete appassionati di gialli, questo testo non può certamente mancare nella vostra libreria.. 

Vi lascio con alcune curiosità e frasi tratte dal libro:

  • "Les femmes sono meravigliose. Inventano e miracolosamente azzeccano. Le donne colgono inconsciamente migliaia di piccoli dettagli, senza rendersene conto. Il loro inconscio poi mette insieme i pezzi e definiscono "intuizione" il risultato."

Dettagli sull'edizione italiana:

La copertina: flessibile;
Titolo: L’assassinio di Roger Ackroyd;
Autore: Agatha Christie;
Formato: Brossura
Collana: Oscar Moderni Cult;
Casa editrice: Mondadori;
Data di pubbl.: 14 luglio 2020
Genere: Gialli Classici;
Traduttore: Grazia Maria Griffini
Pagine: 252